La Comunidad
La Comunidad (27)
Il Brasile è paese apprezzato per le sue attrazioni naturali, ma non solo… dominano infatti, all’interno del ricco quadro delle tradizioni e della cultura di questo paese, la musica e i balli, di cui la SAMBA è l’apoteosi.
Trascinante, effervescente, pieno di vitalità.
È la colonna sonora del Brasile e del carnevale più famoso del mondo.
Le origini
Le origini della samba risalgono alla cultura degli schiavi che in età moderna venivano portati in Sud America dall’Africa occidentale per lavorare nelle piantagioni di caffè.
Alla nascita di questa musica contribuirono in maniera sostanziale le musiche tribali africane: su tutte il naghò, il batuque e il bajao.
La stessa parola samba sembra derivare da “semba”, ovvero “ombelico” in lingua bantù: le movenze scatenate e sensuali del samba si rifanno ad alcune danze propiziatorie del continente africano, in cui il movimento del bacino augurava fertilità e salute.
Una volta sbarcato in Brasile, in particolare nel porto di Salvador de Bahia, il samba divenne un vero e proprio ballo di gruppo degli schiavi per comunicare con i propri dei; siamo agli inizi del Novecento e il samba segue la scia lasciata da alcuni balli suoi antecedenti, il lundu, semba, batucada, modinha e maxixe (altrimenti noto come tango brasiliano), ma soprattutto il candomblé, danza diffusa nelle cerimonie religiose e ai culti animisti afro-brasiliani, cerimonie costrette ad essere mascherate con dei simboli cattolici a seguito della cristianizzazione forzata operata dai Portoghesi.
In origine si distinguono diversi tipi di samba che sono accomunati fra loro dal ritmo molto veloce e dagli strumenti musicali utilizzati: cembali, sonagli, bonghi, tamburi e altre percussioni, oltre che la chitarra. Esiste infatti il samba di Bahia, di San Paolo e quello di Rio de Janeiro.
Ma è quest'ultimo, il samba carioca, che alla fine prevarrà, soprattutto grazie alla popolarità del Carnevale.
Samba: vessillo culturale
All'inizio il samba si afferma nelle zone rurali e in seguito in città, perdendo gradualmente questo suo carattere religioso per trasformarsi in un genere ballabile, molto praticato dalla gente più povera. Tanto che, a partire dalla fine dell'800, diventa una sorta di vessillo che la popolazione brasiliana di colore usa per affermare la propria identità culturale. In questo senso si può dire che il samba segue lo stesso itinerario del blues prima e del jazz poiché erano nati come forma di libertà d'espressione dei neri.
La samba nasce dunque dal Brasile più povero, quello che ai tempi della schiavitù era costretto a vivere in condizioni disumane nelle favelas o sui “morros” (colline) delle grandi città.
Da Salvador de Bahia, a cavallo tra il 1800 e il 1900 la Samba ha raggiunto praticamente tutto il Brasile, diventando l’espressione più vivida ed apprezzata della musica e della cultura popolare.
Fino all'inizio del Novecento però il samba carioca non era gradito dalla borghesia della città.
Il termine samba fu a lungo sinonimo d’ origini umili o d’ emarginazione e il sambista spesso considerato un vero e proprio elemento di disturbo sociale, se non addirittura un delinquente comune.
I sambisti, per lo più neri diseredati, erano considerati alla stregua di guerriglieri musicali e per questo perseguitati dalla polizia.
quando la polizia del tempo fermava qualcuno per vagabondaggio o per l’ aspetto poco raccomandabile, controllava subito se avesse callosità sui polpastrelli della mano sinistra: queste erano considerate già indizio di reato poiché si trattava di un suonatore di violão, sambista e certamente malandro!
Samba: inno nazionale
Nel 1917, quando Ernesto Dos Santos, detto Donga, scrisse "Pelo telefono", brano che aprì la strada al samba-cançao, samba canzone, un genere più lento e melodico di quello del Carnevale. "Pelo telefono", che parla della repressione dei giochi d'azzardo da parte delle autorità, fu un successo inatteso.
La sua uscita coincise con un'ondata nazionalista che intendeva liberare il paese dalle eccessive influenze portoghesi.
Così ricchi e poveri si riunirono sotto questa neonata identità musicale, quasi fosse una bandiera. Nel giro di pochi anni, il genere si diffuse prima via radio e poi diventò il ritmo del Carnevale che, curiosamente, a sua volta era nato come festa della liberazione.
Il Carnevale di Rio risale infatti al 1640 ed era stato inaugurato per festeggiare l'ascesa al trono di re João IV e la fine del dominio spagnolo sul Protogallo. Nel 1929, con il grande successo di un'altra canzone intitolata "Ai jojô", il samba diventò infine inno nazionale.
Il samba nel cinema
Poi, con il cinema, il simbolo del folklore brasiliano emigrò in tutto il mondo.
Dapprima con il film "Flying Down to Rio" con Dolores del Rio e Fred Astaire che per la prima volta si esibì con Ginger Rogers.
Poi con "That Night in Rio ("Una Notte a Rio", 1941) che fece conoscere Carmen Miranda come straordinaria ballerina e cantante di samba, agghindata sempre con copricapi ridondanti.
Quindi con "Orfeo negro" del 1959 con musiche di Antonio Carlos Jobim, Luis Bonfa e Vinicius De Moraes.
Escolas di samba
Il samba insediatosi sui morros di Rio diede vita alle famose “escolas di samba” tra le quali la più famosa è quella di Mangueira, frequentata negli anni anche da Baden Powell,Antonio Carlos Jobim, Luiz Bonfá e Chico Buarque de Hollanda. Alla scuola di Mangueira è legato il nome di quello che molti considerano il più grande sambista di tutti i tempi, Agenor De Oliveira più famoso come Cartola perché, essendo muratore di professione, portava sempre un cappello di carta.
Il samba moderno di Bahia ha trovato i suoi maggiori interpreti in Dorival Caymmi e João Gilberto. Anche Olinda, Recife e San Paulo hanno le loro scuole di samba.
Diversi generi
Salvador de Bahia fu uno dei centri più ricchi per la storia del samba: in questa città ha visto la luce il samba corrido, batido e il samba de roda, che ha visto a sua volta nascere sul suo stile il samba raiado e quello chulado.
Il samba de roda è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio immateriale dell’umanità e rappresenta una versione tradizionale della danza, con figure collettive e ruote fatte da due o più persone che si tengono per mano, così come facevano i ballerini all’inizio della storia del samba.
Alla fine degli anni '50, da una fusione fra il samba e il jazz nacque il bossa nova, che in brasiliano vuole dire "nuovo ritmo", uno stile musicale ballabile reso famosissimo dal brano "The Girl from Ipanema" di João Gilberto. Ma questa invenzione non offusca la popolarità del samba che continua ad essere la musica di un'intera nazione e uno dei balli più allegri
Published in
La Comunidad
Sabato, 17 Gennaio 2015 23:43
La Historia de la Seleção Brasileira de Futebol
Written by Movimientolatino
La Nazionale di calcio del Brasile, la Seleção Brasileira de Futebol, conosciuta in Italia come la “verdeoro”, è la Nazionale di calcio più titolata del mondo, avendo vinto 5 volte i Campionati mondiali di calcio nel 1958, nel 1962, nel 1970, nel 1994 e nel 2002. Per le 5 vittorie il Brasile deve il soprannome di Pentacampeão (Pentacampione).
La Nazionale di calcio brasiliana è l'unica al mondo ad aver partecipato a tutte le 19 edizioni del Campionato mondiale di calcio dal 1930 ad oggi. Insieme alla Spagna, è la sola Nazionale ad aver vinto almeno un Mondiale al di fuori del proprio continente e curiosamente sono ad oggi, le uniche due a non averlo vinto in casa. Il Brasile ha trionfato, infatti, in Europa (Svezia 1958), in Nordamerica (Messico 1970 e USA 1994) e in Asia (Giappone e Corea del Sud 2002) e nell'edizione casalinga del 1950 ha preso l'argento. Vinse anche in Sudamerica, ma fuori dai confini nazionali, il Mondiale di Cile 1962.
La storia della Seleção Brasileira de Futebol
Da passatempo dell’élite bianca a mezzo di riscatto dei poveri, per lo più neri. Sono gli inglesi a portare il gioco nel Paese, insieme ai colleghi marinai olandesi e francesi. Le prime partite si organizzano sulla spiaggia e la prima in assoluto della quale si abbia notizia è datata 1874, a Rio de Janeiro. Il padre della patria calcistica brasiliana ha un nome, quello di Charles Miller, paulista. Da Southampton porta con sé due palloni, ma soprattutto le regole del gioco. Fonda il São Paulo Athletic Club e contribuisce alla nascita della Liga Paulista. In questi primi anni il calcio è uno sport per bianchi e soprattutto per ricchi. Sarà così fino agli anni Venti, dopo che la nazionale avrà fatto il suo debutto vincendo la Coppa Roca nel 1914 contro l’Argentina e dopo che, nel 1916, sarà nata la Confederação Brasileira de desportos, madre della C.B.F. attuale. A infrangere il tabù, rischiando sanzioni, è il Vasco da Gama, club di Rio fondato da immigrati portoghesi che nel 1923, al debutto nella massima divisione, vince il torneo con una squadra composta da bianchi, neri e mulatti. Il Brasile ai Mondiali fino al 1954 Le prime apparizioni ai Mondiali, tuttavia, non ebbero successo, in parte a causa delle lotte interne al calcio brasiliano circa il professionismo, che resero la confederazione calcio brasiliana incapace di schierare squadre con i migliori giocatori. Nel 1930 e nel 1934 il Brasile venne eliminato al primo turno, ma nel 1938 conquistò un importante terzo posto, con Leonidas capocannoniere, con 7 reti. Durante i mondiali del 1938 il Brasile incontrò l'Italia nella semifinale, ma i sudamericani furono sconfitti 2-1 dagli italiani con conseguente eliminazione dal torneo. Il mondiale del 1950 in Brasile fu il primo mondiale a svolgersi dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’ incontro decisivo per l'assegnazione del titolo vide di fronte Brasile e Uruguay. La partita si disputò allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, davanti a duecentomila spettatori. Al Brasile sarebbe bastato un pareggio per laurearsi campione, ma dopo essere passato in vantaggio per 1-0, non accontentandosi del gol di scarto, continuò ad attaccare e incassò così prima il pareggio di Schiaffino e poi il definitivo 2-1 di Ghiggia. Questo incontro venne da allora chiamato il "Maracanazo" e in Brasile venne addirittura proclamato il lutto nazionale. Ai Mondiali del 1954, disputatisi in Svizzera, la nazionale brasiliana fu completamente rinnovata. Però nonostante il fatto che in quella nazionale giocassero campioni come Nilton Santos, Djalma Santos, Julinho e Didi, il Brasile fu eliminata ai quarti di finale dalla favorita Ungheria che vinse per 4-2 una delle più violente partite della storia del calcio che sarebbe poi diventata famosa con il nome di Battaglia di Berna. Il brasile di Pelé (1958-1970) Nel 1958 il Brasile vinse il suo primo titolo mondiale battendo in finale i padroni di casa della Svezia per 5-2, diventando la prima nazionale a vincere un mondiale fuori dai confini continentali. In questa edizione del mondiale, si affacciò sulla scena del calcio internazionale Pelé, all'epoca appena diciassettenne e autore, proprio nella finale, di un gol ritenuto fra i più belli di sempre. Ancora un’altra vittoria per la nazionale Brasiliana, in Cile nel 1962. Garrincha fu il protagonista, in particolar modo dopo l'infortunio subito da Pelé che lo obbligò a saltare le partite dopo il secondo incontro. La terza Coppa del Mondo arrivò in Messico nel 1970 battendo l'Italia per 4-1 con la migliore squadra nazionale di tutti i tempi; Pelé, alla sua ultima finale mondiale, Carlos Alberto, Jairzinho, Tostão, Gérson e Rivelino. Il Brasile rallenta: 1974-1994 Ai mondiali del 1974 la nazionale verdeoro deve accontentarsi della finalina per il terzo e quarto posto dove sarà battuta dalla sorprendente Polonia per 1-0. L'edizione del 1978 fu decisamente controversa. Il Brasile infatti si contendeva con l’Argentina il primo posto nel girone che avrebbe garantito l’accesso alla finale. L'Argentina aveva una differenza reti di +2, ma nella loro ultima partita del girone sconfissero il Perù per 6-0 qualificandosi per la finale. Notevoli sospetti gravarono sul portiere peruviano Ramón Quiroga, di origini argentine, reo secondo alcune voci di avere lasciato segnare l'Argentina senza opporre la dovuta resistenza. Il Brasile non poté quindi prendere parte alla finale nonostante fosse l’unica squadra imbattuta del torneo. Al Mondiale 1982 i verdeoro superarono agevolmente la prima fase a gironi, sconfiggendo in rimonta URSS (2-1) e Scozia (4-1) e travolgendo la Nuova Zelanda (4-0). Nel secondo turno furono inseriti in un girone di ferro con Argentina e Italia. Nella prima partita sconfissero per 3-1 i campioni del mondo in carica dell'Argentina. Contro l'Italia, però, il Brasile uscì battuto, dopo una brillante partita giocata da entrambe le squadre. Paolo Rossi segnò una tripletta che affossò i favoriti brasiliani. Nell'edizione del 1986 i verdeoro negli ottavi liquidarono per 4-0 la Polonia andando così ad incontrare nei quarti la Francia. Qui la partita terminò sull'1-1 con goal prima di Careca e poi di Michel Platini e con il portiere francese, Bats, che parò un rigore a Zico. Ai rigori s'imposero i francesi per 4-3 e il Brasile venne così eliminato. Ai Mondiali 1990 il Brasile di Sebastião Lazaroni adottò un calcio volto più al contenimento che all'attacco, ma riuscì a superare il primo turno. Agli ottavi di finale contro l'Argentina perse per 1-0. Il Brasile passò nelle mani di Paulo Roberto Falcão, che lo guidò al secondo posto nella Copa América 1991 giocata in Cile. Dopo aver superato con il secondo posto il girone a cinque squadre, i verdeoro si classificarono dietro l'Argentina nel girone finale. Fu quindi la volta di Carlos Alberto Parreira. Nel giugno 1993 il Brasile disputò la Copa América in Ecuador, dove fu eliminato ai quarti di finale ancora dall'Argentina. Ritorno ai vertici (1994-2002) Solo nel 1994, ventiquattro anni dopo la sua terza vittoria ai mondiali, il Brasile riuscì a vincere un altro titolo. In semifinale contro i brasiliani cadde la Svezia. Nella torrida finale di Pasadena, il 17 luglio, l'avversaria dei sudamericani fu l'Italia di Arrigo Sacchi. Al termine di una partita senza troppe emozioni terminata 0-0 dopo i tempi supplementari Brasile e Italia si contesero il titolo ai calci di rigore per la prima volta nella storia di questa competizione. A spuntarla fu il Brasile dopo gli errori azzurri dal dischetto di Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio, il quale calciò la palla sopra la traversa. Il ruolo di CT fu assunto nuovamente da Mário Zagallo, ex bandiera della Nazionale ed ex commissario tecnico nel 1970. Nel 1997 il Brasile vinse la Confederations Cup e la Coppa America in Bolivia (fu questa la prima vittoria della competizione continentale fuori dai confini nazionali). I verdeoro arrivarono secondi al Mondiale 1998. Persero clamorosamente per 3-0 la finale contro la Francia padrona di casa. Le polemiche per il risultato molto negativo furono alimentate dal controverso utilizzo in finale della stella Ronaldo nonostante un serio problema di salute (convulsioni o, secondo voci che circolarono, una crisi di nervi) alla vigilia della finale. Nel 2001 la panchina del Brasile passò a Luiz Felipe Scolari, detto Felipão. La formazione disegnata da Scolari coniugava il talento di Ronaldo, Rivaldo e del giovane astro Ronaldinho con la spinta sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos e la concretezza di Kléberson (sostituto dell'infortunato Emerson e preferito ben presto a Juninho Paulista) e Gilberto Silva. Tra le riserve vi era anche il ventenne Kaká, poi affermatosi a grandi livelli nel Milan di Carlo Ancelotti. Malgrado non avesse impressionato durante la fase di qualificazione, in Asia questa squadra si aggiudicò il suo 5º titolo mondiale. Giunto a disputare la sua terza finale consecutiva in un Mondiale, il Brasile affrontò la Germania per la prima volta nella storia del torneo e la sconfisse per 2-0 con doppietta di Ronaldo. Dopo il successo mondiale del 2002, la Nazionale verdeoro scoprì astri nascenti come Adriano, Robinho, Maicon e Julio César (i quali, in periodi diversi, hanno giocato nel campionato italiano). Da Dunga a Scolari (2006- 2013-) L'ex mediano, campione mondiale nel 1994, Dunga, ha condotto la Nazionale ai successi in Copa América nel 2007 (nuovamente contro l'Argentina) e in Confederations Cup nel 2009 oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino (2008). Malgrado l'incoraggiante striscia di successi, al campionato del mondo 2010 il Brasile non ha superato i quarti di finale perdendo 2-1 contro l'Olanda: il giorno stesso, Dunga viene esonerato per essere sostituito alcune settimane dopo da Mano Menezes. Dopo l'addio di Menezes, che lascia al termine delle Olimpiadi 2012, in panchina si ha il ritorno di due grandi nomi del passato: Scolari in carica di allenatore e Parreira in qualità di collaboratore. Il 30 giugno 2013 la Nazionale aggiunge al suo palmarès un'altra Confederations Cup, guidati dal nuovo talento Neymar. Il Brasile è la nazione ospitante gli attuali Mondiali di calcio, iniziati in questi giorni di Giugno 2014 (sessantaquattro anni dopo avere ospitato l'edizione del 1950), dopo la candidatura annunciata già dal 2003. Il Mondiale di calcio è una delle manifestazioni sportive più note e importanti al mondo insieme alle Olimpiadi. I media internazionali si sono già lungamente occupati dell’entusiasmo degli appassionati di calcio da un lato, e dei notevoli disagi pubblici econtestazioni di una parte della popolazione dall’altro.
Published in
La Comunidad
Una storia.. scritta nuda e cruda, ma con il cuore e che al cuore parla e il cuore raggiunge.
Yolanda nata nell’estremo oriente cubano, emarginata e ripudiata arriva a Palermo alla ricerca del riscatto dalla povertà tanto sperato.
Ma ad accoglierla una realtà diversa da quella sognata… l’impatto con i sogni infranti è duro e devastante. Yolanda sceglierà la via più breve, quella che sembra l’unica scelta, la strada e la vita da prostituta, mettendo cosi a repentaglio la sua stessa sicurezza nonchè l'affetto delle persone a lei più care. Una scelta che pagherà amaramente, con disperazione, lacrime, dolore, paura e un bisogno disperato di aiuto. A volte prostituirsi può essere la strada più veloce per sfuggire dalla povertà. Ma una scelta di vita così radicale non è mai semplice né tantomeno felice, bisogna infatti fare i conti con il buio totale prima di trovare una via d’uscita. Un romanzo scritto da Ana Mercedes Toll Olive e pubblicato dalla Youcanprint. E’ tratto da una storia vera, ma non è una storia autobiografica, come la stessa autrice chiarisce… sottolineando che non avrebbe avuto alcuna reticenza nell’ ammetterlo. Ana Mercedes Toll Olive, esattamente come la protagonista del romanzo, è Cubana di Santiago de Cuba. Con la passione per la scrittura che sa sempre si porta dentro, Ana Mercedes Toll, ha accettato di raccontare la storia di Yolanda, spinta dalla stessa protagonista. La vita è come un libro che ci viene donato per poter riempire le sue pagine con la nostra storia, e anche se alcune pagine di quel libro sono state scritte non come vorremmo, anche se non ci piacciono e vorremmo distruggerle, dovremmo trovare il coraggio di rileggere quelle pagine più volte per far si che quelli stessi errori non vengano ripetuti nelle altre pagine ancora da scrivere. Yolanda è stata la prima a leggere il romanzo, tra le lacrime e la commozione nel ripercorrere le tappe della sua triste esperienza. Da questo romanzo Ana, si aspetta che la gente smetta di perdere troppo tempo a giudicare la vita degli altri, di puntare il dito. In Yolanda si rispecchia molta gente… tanta sofferenza c’è dietro questa scelta. “Bisogna arrivare al cuore degli altri, se non siamo capaci, facciamo un passo indietro.” “Sogno? Forse, ma d'altronde cosa sarebbe di ognuno di noi senza sogni, la vita e fatta di obiettivi altrimenti che senso avrebbe? Vado avanti, fiera, orgogliosa, tenace, caparbia e testarda, con milioni di difetti, con tanti errori fatti, vado avanti, grido, ma so parlare piano, piango ma so ridere, non sono una scrittrice, semplicemente amo scrivere e parlare alla vita tramite delle pagine riempite con l'inchiostro, non avrò mai la superficialità di credere di essere arrivata, sono troppo ambiziosa per farlo, non mi fermerò, nonostante le critiche vado avanti, sono cocciuta, vado avanti, continuerò a scrivere finché ci sarà un pezzo di carta in bianco, e anche se questa dovesse finire, scriverò sulle rocce, ma vado avanti, e anche se le rocce si frantumano in mille pezzi piccolissimi, scriverò sulla mia stessa pelle come un tatuaggio, ma continuerò a farlo finché avrò parole, e se dovesse usarle tutte invento delle altre, ma vado avanti, lanciata senza freni, ma sempre e comunque scrivendo e sempre e comunque andando avanti. “ Ana Mercedes Toll Olive
Profilo Ufficiale
Published in
La Comunidad
Cuba è stata terra di conquista e colonia spagnola, e per questo la cucina risente molto delle sue influenze e dei sapori forti e intensi della Spagna, Francia ma anche africane. Dall'unione fra i gusti spagnoli e africani, ha origine questa cucina detta gastronomia creola.
Il Congris è un delizioso piatto della cucina cubana a base di riso e fagioli neri. Un'idea creativa e insolita per portare a tavola un pò dei sapori di Cuba, per chi ci è già stato e desidera, attraverso questo piatto tipico, evocare ricordi ed emozioni, ma anche per chi non ci è ancora stato ma, desidera assaporare il sogno Cubano!
Ingredienti:
1 libra di riso (arroz) per insalate di riso paraboiled per insalate di riso, mezza libra di fagioli neri (frijoles colorados), carne grassa di maiale o del lardo a pezzetti, sale, olio, aglio, cipolla e peperoni.
Procedimento:
Mettere per 8 ore circa i fagioli rossi o neri a bagno. Il giorno successivo, in una pentola a pressione, si ammorbidiscono i fagioli finché punzecchiandoli con una forchetta si schiacciano e non devono essere completamente cotti perché finiranno la cottura assieme al riso. A parte, in una pentola grande, si soffrigge lentamente il condimento fatto con olio, cipolla, peperoni e pezzi di carne grassa di maiale (grasselli, lardo, pancetta), sale o meglio un dado. Si aggiunge il riso e lo si fa soffriggere senz'acqua. Si aggiungono i fagioli, precedentemente già cotti, con una tazza e mezza d'acqua ogni tazza di riso. L'acqua deve essere quella usata per cuocere i fagioli per dar colore al congrìs. Quindi si versa il tutto nella pentola a pressione, o ancor meglio la pentola elettrica automatica che a Cuba hanno in molti e che è perfetta per il congrìs, seguendo le indicazioni di cottura riportate sulla scatola del riso e si cucina a fuoco lento finché il riso si ammorbidisce senza mescolare o al limite farlo alla fine o a metà cottura e deve rimanere sgranato e non come un risotto. E' un eccellente piatto caraibico adatto per accompagnare la carne. FONTE RICETTA: http://digilander.libero.it/
Published in
La Comunidad
Quello cubano é un popolo che rappresenta la sintesi di varie razze e culture: il 49% della popolazione Cubana è formata dai discendenti degli schiavi africani (Congo e Nigeria) costretti a lavorare nei grandi latifondi dei conquistadores spagnoli (circa il 50% della popolazione). Il restante 1% è rappresentato da cinesi. Cuba non è né bianca né nera... né cinese, né indigena: Cuba è tutto ciò.
Sono molteplici i tipi genetici che offre l'Isola. È un caleidoscopio dove ci sono uomini e donne "così chiari che sembrano bianchi e così scuri che sembrano neri". Questo ricco miscuglio di Indios, spagnoli e africani, che nei secoli hanno popolato Cuba ha creato una nazionalità cubana con caratteri americani, caribegni e naturalmente propri. La musica ed i balli sono un aspetto peculiare della vita cubana. E’ una scena piuttosto comune quella che si può assistere negli agli angoli di strada: gruppetti di persone che con una lattina di alluminio, due cucchiai, ed un pezzo di legno creano una piccola orchestrina, improvvisando canzoni di chiara origine Africana. Il cubano tipico è ilare, appassionato alle sue idee e convinzioni, eppur aperto e disponibile al dialogo e al dibattito. Allegro, loquace e con un gran senso dell'umorismo, il popolo cubano è essenzialmente molto amichevole, comunicativo e solidale, disponibile verso tutti e particolarmente verso coloro i quali visitano il suo paese. Ospitale come pochi, al cubano piace molto divertirsi insieme ai turisti, ed é per questo che le porte delle sue case sono sempre aperte. E quello che il cubano intende per la parola "benvenuto" é qualcosa in piú che un semplice saluto al nuovo arrivato. Questa parola si scrive nel vocabolario di ogni cubano con mille significati differenti e si concretizza in ogni momento in una ospitalità spontanea, amabile e amichevole. Lo stipendio medio mensile di un lavoratore è pari a 10,00 - 15,00 euro (per quei pochi fortunati che hanno il lavoro). Soldi che bastano appena per vivere quattro/cinque giorni. Ma se chiedi un'informazione o hai bisogno di aiuto si fanno in quattro per aiutarti, con il sorriso sulle labbra e nessuna traccia di invidia nei loro occhi per quei turisti che non si fanno mancare niente. Un aspetto va sottolineato del popolo cubano: la dignità, la fierezza e la generosità della gente. Per strada è usuale imbattersi in mamme che chiedono latte e pannolini per i loro figli (non soldi!!!) , chiedono ai turisti il sapone per lavarsi, merce preziosa ed introvabile, il tutto di nascosto dalla polizia perchè rischiano la galera essendo vietato chiedere la carità e l'accattonaggio. Un popolo con poche risorse economiche dunque, ma dalla grandissima dignità e orgoglio, i bambini di Cuba sono vestiti con poco ma sempre puliti ed in ordine. Una citazione che ben descrive l’identità cubana: “Dopo cinquant’anni di blocco statunitense, la piccola isola di Cuba non è “una società perfetta”, ma è l’unico paese in cui il popolo ha in mano il proprio destino ed è in grado di correggere da sé i propri errori, perché è capace di amore e di solidarietà”. Parola di Aleida Guevara, pediatra, attivista per i diritti umani, figlia di Ernesto ‘El Che’, “simbolo” della rivoluzione cubana, ucciso nel 1967 in Bolivia.
Published in
La Comunidad
CUBA: Oltre 370 eventi, dalle tradizioni popolari al carnevale
Cuba detiene un bellissimo e divertente primato: non c'è posto al mondo che vanta un calendario più ricco di feste popolari!
Oltre 370 gli eventi che si celebrano in tutta l'isola, dalle tradizioni popolari al carnevale.
Si tratta di feste patronali che si celebrano a Cuba sin dall'occupazione spagnola. Ognuno di questi eventi è caratterizzato da sfilate, sagre, processioni, fiere e balli tipici. Per citare alcune tra le più importanti ricordiamo: - Sequestra Señora de la Caridad de Cobre, patrona di Cuba, la cui festa si celebra l' 8 settembre a Santiago de Cuba, data in cui in origine si celebrava la dea Oshun, secondo un culto afro-cubano; - La festa di Nuestra Señora de la Candelaria, uno dei più antichi nomi mariani della Vergine Maria, si festeggia il 2 febbraio; - La Festa di San Giovanni Battista, tra il 23 e il 24 giugno; In Camagüey la festa storica e tradizionale di San Battista, si trasforma in un colorato carnevale dal 15 al 29 giugno; - Le Santerías, feste e cerimonie religiose in cui hanno un ruolo importante anche canto e danze. Di queste feste spirituali le più importanti sono quella del Palo Monte, la Santeria Cruzada con Palo Monte e la crociata spirituale. Tra le celebrazioni contadine tradizionali si ricordano: - La Festa del Fuoco, che si tiene a Luglio a Santiago de Cuba per commemorare l'arrivo dell'estate; - Las parrandas e las charangas nelle quali si balla il changui, una musica e un ballo popolare delle feste contadine della provincia di Guantanamo; - Los guateques, una festa che si svolge tra giochi e competizioni di ballo. Si tiene nelle aree rurali e si accompagna a canti e musiche tipiche ispaniche e canarie; - Las Parrandas de Remedios nella provincia di Villa Clara, che è organizzata il 24 dicembre; - La Charanga de Bejuca che si tiene a L'Avana, tra il 16-25 dicembre; - Sancti Spíritus y las de Ciego de Avila, durante la quale i quartieri si trasformano in animati centri, con carri allegorici, fuochi d'artificio e musica. Sono tutte kermesse molto simili al carnevale, caratterizzate da parate con carri allegorici. Da non perdere, inoltre, i tornei e los bandos, feste caratterizzate da diverse competizioni sportive. Tra le feste tradizionali degli schiavi africani, si ricorda quella del Mariel, che si tiene in provincia di L'Avana e che si caratterizza per i suoi balli a ritmo dei tamburi tipici africani chiamati yukas. Vanno poi ricordati i festival, famosissimi, che si tengono a Cuba: il Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latino Americano che si tiene a L'Avana, il Festival internazionale e biennale di Teatro de L'Avana, che si tiene a settembre e il Festival Internazionale del Balletto de L'Avana, uno dei più antichi del suo genere in tutto il mondo, che si svolge ogni due anni nel mese di ottobre.
EL CARNEVAL
Il carnevale a Cuba è una delle feste più popolari in assoluto. Come in tutto il Caribe, anche a Cuba il Carnevale è una festa popolare di enorme impatto, un rito di strada dalle radici indecifrabili, un'altra espressione della mezcla che caratterizza ogni aspetto della vita dell'isola. Questi i periodi in cui si celebra il Carnevale nell'isola di Cuba: - quello invernale, tra Febbraio e Marzo - a Novembre - a Giugno in Camagüey - a Luglio, il più popolare a Santiago de Cuba (che si caratterizza per la presenza di costumi che rappresentano le truppe di francesi e africani) - Il Carnevale dell’ Avana, tra Luglio e Agosto Abiti eccentrici e dai colori sgargianti, giganteschi carri allegorici illuminati con a bordo musicisti e ballerine, folle danzanti e balli sfrenati: sono le caratteristiche ormai ben note di uno dei Carnevali più famosi al mondo. Le sue origini provengono dalla celebrazione dei coloni ispanici che hanno sull'isola la tradizionale festa di costumi, carri e sfilate. La tradizione carnevalesca cubana, affermatasi nel suo volto moderno in seguito alla rivoluzione, rispecchia la storia dell’isola. È legata alla composizione della popolazione dalle variegate etnie, alle vicende coloniali, alle guerre d’indipendenza, al miscuglio con le tradizioni europee, alle influenze della religione cattolica, che ne ha eliminato i caratteri più violenti e connaturati alla trasgressione sessuale. Cuba è senza ombra di dubbio uno dei luoghi più attivi del mondo sul fronte festa e divertimenti tradizionali. Un modo interessante per entrare in contatto con le culture, le origini e le religioni diverse della gente del posto, apprezzare inoltre lo spirito latino che si respira in tutte le strade della città cubane.
SE HAI AVUTO LA FORTUNA DI ASSISTERE E VIVERE UNA DI QUESTE FESTE CUBANE, COMMENTA E RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA PERSONALE!!!!
Published in
La Comunidad
L’Angola è patria di molti ritmi e diversi generi musicale, ma indubbiamente quello che più riscuote successo in tutta Europa e in tutto il mondo ormai da diversi anni ( negli ultimi anche in Italia ) è la
KIZOMBA.
Da alcuni definito il “ballo dell’abbraccio” per via della caratteristica predominante di un abbraccio coinvolgente da parte soprattutto della dama nei confronti dell’uomo e anche per del contatto continuo che vi è durante l’intera durata del brano tra la coppia, stabilito appunto da questo abbraccio.
Viene anche definito il tango africano per via del portamento e di molte similitudini con quello argentino in fatto di postura e di esecuzione del ballo stesso. Tuttavia le vere origine della Kizomba sono invece riscontrabili in quello che ancor di più identifica la cultura musicale angolana, ossia nel SEMBA. Da questo ballo la Kizomba prende parecchio, musicalmente (rallentando però notevolmente il ritmo per poter avere poi la caratteristica della sensualità e della passionalità) ma anche in termine di danza. Possiamo affermare appunto con certezza che la radice della Kizomba in tutto e per tutto sia il Semba. La Kizomba è un genere fondamentalmente giovane che inizia a svilupparsi negli anni 80 in Angola quando ancora era in corso la guerra civile post-indipendenza coloniale (ricordiamo che fino alla prima metà degli anni 70 l’Angola era una ricchissima colonia Portoghese). Oltre ad avere le sue origine nel Semba è comunque molto ricca di influenze da più parti, questo perché proprio in quegli anni erano diverse le nazionalità presenti in Angola anche e soprattutto in virtù di quella guerra civile che era in parte spalleggiata su vari fronti da diversi Paesi extra Africani. Si può ricondurre all’artista angolano Eduardo Paim (nella foto) la nascita di questo genere musicale. Eduardo Paim nasce in angola e comincia la sua carriera artistica alla fine degli anni 70 cantando con il gruppo OS PUROS, poi nel 1982 fonda il suo primo gruppo S.O.S. e nel 1988 lascia il suo paese per trasferirsi in Portogallo dove nel 1991 incide il suo primo album dal titolo LUANDA MINHA BANDA. Musicalmente le influenze della kizomba con Eduardo Paim sono date certamente dal Semba ma anche dallo Zouk in cui , in quegli anni aveva come grandi precursori i KASSAV che spopolavano in tutta Europa. In un prossimo appuntamento continueremo a fare la conoscenza di questo genere e delle sue origini (nonché dei protagonisti che continuano a divulgare la KIZOMBA sia come musica che come danza) che tanto sta conquistando le simpatie anche del popolo salsero e che promette di far ballare tutti negli anni avvenire rispettando i canoni con cui si è fatto conoscere oggi: PASSIONE e SEMPLICITA’ A cura di Geppo LDJ
Published in
La Comunidad
I Lacandoni sono gli ultimi eredi dei Maya: le loro origini si perdono nei secoli e si confondono tra i sentieri intricati della foresta nota come Selva Lacandona, nel Chiapas a sud-est del Messico.
C’è chi sostiene che siano i diretti discendenti degli antichi sovrani di Palenque, la più occidentale delle grandi città Maya, che raggiunse il suo massimo splendore tra il VII e l’VIII secolo dopo Cristo, o che siano i pronipoti degli antichi abitanti di Bonampak e Yaxchilàn, situato poco più a est. Le indagini storiche indicano che, quando gli spagnoli arrivarono in Messico, alcune popolazioni maya preferirono evitare il confronto e si ritirarono nella foresta. Via via che i conquistadores procedevano, i Lacandoni si rifugiarono sempre più verso l’interno.
Le tradizioni dei Lacandoni di oggi sono sorprendentemente simili a quelle dei Maya del periodo classico (250-900 d.C.) I Lacandoni chiamano se stessi Halch uinìk, “i veri uomini”: è la stessa espressione usata dalle caste sacerdotali Maya 1.500 anni fa.
Lo sciamanesimo e la divinazione hanno certamente origine nella spiriualità dei maya, come i loro antenati infatti i Lacandoni leggono, o meglio interpretano il futuro nei sogni. I Lacandoni usano augurare la buonanotte con l’espressione “ki’ì bà uilil”, ovvero “fai attenzione a ciò che vedrai” e al mattino, agli stranieri in visita ai loro villaggi, rivolgono la domanda “Che cosa hai sognato?”
Le somiglianze tra i Lacandoni e i Maya classici sono ancora più evidenti nella religione e nei riti sacri. Con poche differenze il mito dell’origine è rimasto pressoché lo stesso: K’akoch (Hunab Ku per i Maya) è il creatore del mondo, del sole e del bak niktè, il fiore rosso e profumato da cui sono nati tutti gli altri dei. Hachakyum, il dio che i Maya chiamavano Itzamnà, ha poi reso ospitale la terraricoprendola di foresta e popolandola di animali, inoltre creato l’uomo e la donna. I Lacandoni cercano la benvolenza di Hachakyum nelle cerimonie sacre, ma i sacrifici umani dei Maya sono stati sostiuiti dall’offerta al dio di fantocci. Alcune cerimonie si svolgono ancora oggi all’interno delle antiche città Maya, poiché i Lacandoni credono che la dimora terrena di Hachakyum si trovi a Yaxchilàn, in quello che oggi gli archeologi chiamano il “tempio 33”. Ma il tempio e la storia hanno introdotto nella religione anche divinità nuove, uno tra tutti Akyanthò, il dio degli stranieri e del commercio.
La vita quotidiana risente della profonda spiritualità di questo popolo, ogni uomo ha il suo “animale guida”. Come i Maya, anche i lacandoni sono poligami e le loro case, come quelle dei loro antenati, sono capanne sorrette da pali e coperte, da un tetto fatto di foglie e palma intrecciate. La tunica bianca di cotone indossata da uomini e donne è un abito più semplice di quello utilizato dai Maya, come anche l’abitudine di portare i capelli lunghi e sciolti, a differenza delle elaborate acconciature Maya.
Separato dal resto del mondo, questo popolo della foresta, ha vissuto per centinaia di anni in armonia con l’ambiente, praticando una forma di agricoltura ereditata dai maya, che permette di sfruttare le risorse senza esaurirle. E’ il sistema del “taglia e brucia” al quale però i Maya affiancavano tecniche complesse di irrigazione e drenaggio delle acque. All’inizio dell’anno i Lacandoni tagliano gli alberi e li lasciano seccare, in primavera i rami vengono bruciati e la loro cenere fertilizza il suolo. Con l’arrivo della stagione delle piogge il campo viene seminato e coltivato.
Il mondo moderno minaccia questo sistema e questa cultura. In cerca di terra i contadini messicani si sono spinti nei territori lacandoni, ma l’agricoltura intensiva impoverisce irrimediabilmente il suolo. Un destino triste sembra accomunare gli antichi Maya ai loro discendenti.I primi furono distrutti dall’avidità degli europei in caccia d’oro, i secondi sono minacciati dalle compagnie petrolifere che hanno iniziato a cercare l’oro nero nelle loro foreste. Il triste risultato è che nell’ultimo mezzo secolo è andato perduto l’80-90% della foresta lacandona e che i Lacandoni si sono ridotti a poco più di 400 individui.
Published in
La Comunidad
Sabato, 17 Gennaio 2015 23:06
Esiste una musica per ballare in linea ed un'altra per ballare in tondo?
Written by Movimientolatino
Molti ballerini sostengono che sopra un guaguancò di New York (genere che tra l'altro deriva dal son-guaguancò del cubano Arsenio Rodriguez) non si può assolutamente ballare a lo cubano e che su un brano trascinante dei Los Van Van non si può assolutamente ballare a lo boricua.
In realtà, se davvero abbiamo a cuore le sorti della salsa, non dovremmo mai stancarci di fare una vera e propria "battaglia culturale", ribadendo un concetto che se per noi della vecchia guardia è scontato, non lo è affatto per le nuove generazioni: "IL BALLO NON HA PADRONI!..."
Ognuno è LIBERO di interpretare la musica come vuole... senza seguire rigidamente schemi o regole stabilite, alcune volte, da qualche federazione o da qualche maestro fazioso che tende a manipolare il gusto musicale dei propri allievi con l'unico scopo di "fideizzare il cliente"... "Esiste dunque una musica per ballare cubano ed una per ballare portoricano?" Assolutamente No!!!
Basterebbe andare in giro per il mondo per scoprire, ad esempio, che i cubani ballano volentieri sulle note della musica portoricana (al punto che Marc Anthony è uno dei loro idoli) e che i portoricani adorano cimentarsi con i ritmi cubani (al punto che i Los Van Van, quando vanno nell'isla del encanto, fanno sempre il tutto esaurito).
Ora è indubbio che salsa e timba sono due forme musicali con delle caratteristiche diverse ma è altrettanto vero che "ognuno di noi interpreta la musica secondo la sua sensibilità, la sua percezione, ma anche assecondando il proprio talento e le proprie capacità..." In Italia il rapporto con la musica afro-latino-caraibica viene quasi sempre filtrato attraverso la lente del ballo. Un ballo che si apprende generalmente in una scuola. E molte volte sono proprio le scuole a condizionare o ad inculcare idee sbagliate. Tra l'altro ci sono molti maestri che fanno pure i dee jay e quindi è inevitabile che finiscano col manipolare il gusto dei loro allievi. Senza dimenticare che molti dee jays lavorano per conto di qualche maestro famoso e quindi anche loro contribuiscono a formare il gusto verso una direzione piuttosto che un'altra.
Si tratta di un vero e proprio "imprinting sonoro" che spesso induce non solo a prediligere un certo tipo di sonorità, ma a credere persino che ci sia un musica da ballare "in linea" e una musica da ballare "in cerchio" o in "rueda" (mi viene l'orticaria quando sento questi termini!!!)... Si tratta di aberrazioni, figlie della mancanza di una vera cultura salsera ma anche figlie di interessi commerciali da parte degli stessi operatori del settore, che arrivano persino a gridare allo scandalo quando qualcuno balla un brano cubano magari con lo stile portoricano o viceversa...
Se poi volessimo analizzare la cosa da un punto di vista più strettamente tecnico, sarebbe giusto precisare che l'interpretazione di un brano non è determinata dalle figure o dalle geometrie di ballo che si utilizzano, ma semmai "dalla corretta interpretazione del suo andamento ritmico..."
Per interpretare al meglio un brano dovremmo distinguere:
1) L’introduzione di un brano (che potrebbe prevedere una parte di rumba o di bomba). 2) La parte più sonera o guarachera (in cui si sviluppa la parte lirica del brano). 3) La parte del montuno (nella quale cantante e coro cominciano a dialogare, mentre entra la campana ed il ritmo diventa più serrato). La parte del mambo (dove gli strumenti a fiato eseguono il loro "special", comunemente detto anche "moña"). 5) La parte della descarga (nella quale i diversi strumenti eseguono i loro assoli). 6) La parte più strettamentre timbera (dove ci possono essere dei veri e propri cambi di ritmo).
Saper interpretare questi differenti passaggi musicali non è però assolutamente facile, soprattutto per chi non nasce ascoltando questa musica tanto complessa e per chi, non parlando lo spagnolo, ha persino difficoltà a capire i testi delle canzoni. Non cadiamo poi nel tranello di confondere uno spettacolo (in cui bisogna per forza saper "leggere" un brano), con il ballo sociale (in cui ogni volta più che interpretare un brano si è costretti ad adattare il proprio modo di ballare alle capacità del partner o della partner di turno).
A chi però, nonostante tutto, continua ad essere convinto che ad ogni musica corrisponde un certo tipo di ballo vorrei chiedere: “Sbagliava allora il grande maestro portoricano Papito Jala Jala quando nelle sue esibizioni qui in Italia (molti se lo ricorderanno) ballava sul brano "Marcando la distancia" di Manolito y su Trabuco?” “Sbagliava il compianto artista cubano Tony Castillo, quando interpretava con le figure del casino un brano romantico come "Como una pelicula" del portoricano Carlos Alberto?” E ancora mi piacerebbe chiedere: “Sbaglia allora chi come me, in un corso di salsa portoricana, mette anche dei brani cubani (magari proprio per abituare l'allievo alla varietà?)"
Se seguissimo un criterio rigido di interpretazione dovremmo a questo punto sottolineare che anche la timba cubana non andrebbe interpretata con le figure del casino cubano, in quanto gli stessi cubani (basta andare in un tempio della musica come La Tropical dell'Habana per accorgersene) preferiscono ballare la timba in una maniera, libera e spontanea, che esula dal ballo di coppia. Noi italiani balliamo la timba con le figure del casino. Chi sbaglia? Noi o loro?... In una accezione rigida siamo noi a sbagliare, visto che non abbiamo colto lo spirito della timba. In una accezione più flessibile "non sbaglia nessuno" in quanto il ballo è "una libera interpretazione" (sempre nel rispetto della musica e del tempo musicale)... Il che significa che dello stesso brano, ballerini con indole, sensibilità e capacità diverse daranno una interpretazione più congeniale alla loro personalità ma anche al loro retaggio culturale e sociale. Fenomeno questo meglio conosciuto come "transculturacion"...
Oggi siamo arrivati al paradosso che molte persone amano la timba ed odiano la salsa e viceversa... quando invece la cosa più logica e sensata sarebbe riuscire ad apprezzare queste due espressioni musicali, molte volte interpretate da artisti di grandissimo livello (con l'eccezione di generi palesamente commerciali come salsaton, timbaton o quelle produzioni computerizzate che rappresentano più una "degenerazione" che una evoluzione del son e della salsa). La salsa dovrebbe essere un inno alla fratellanza, alla tolleranza, alla mescolanza di culture e di razze.
Qui in Italia sta diventando, invece, un inno alle divisioni (siamo arrivati persino alle sale separate) e in certi casi sta persino generando un razzismo strisciante. Non a caso diventa sempre più difficile incontrare appartententi alla comunità latino-americana (tranne quelli che hanno fatto della salsa il loro lavoro) alle nostre serate... MA NON E' UN PO' TRISTE TUTTO CIO'?...
Enzo Conte Profilo Ufficiale
Published in
La Comunidad