I Lacandoni sono gli ultimi eredi dei Maya: le loro origini si perdono nei secoli e si confondono tra i sentieri intricati della foresta nota come Selva Lacandona, nel Chiapas a sud-est del Messico.
C’è chi sostiene che siano i diretti discendenti degli antichi sovrani di Palenque, la più occidentale delle grandi città Maya, che raggiunse il suo massimo splendore tra il VII e l’VIII secolo dopo Cristo, o che siano i pronipoti degli antichi abitanti di Bonampak e Yaxchilàn, situato poco più a est. Le indagini storiche indicano che, quando gli spagnoli arrivarono in Messico, alcune popolazioni maya preferirono evitare il confronto e si ritirarono nella foresta. Via via che i conquistadores procedevano, i Lacandoni si rifugiarono sempre più verso l’interno.
Le tradizioni dei Lacandoni di oggi sono sorprendentemente simili a quelle dei Maya del periodo classico (250-900 d.C.) I Lacandoni chiamano se stessi Halch uinìk, “i veri uomini”: è la stessa espressione usata dalle caste sacerdotali Maya 1.500 anni fa.
Lo sciamanesimo e la divinazione hanno certamente origine nella spiriualità dei maya, come i loro antenati infatti i Lacandoni leggono, o meglio interpretano il futuro nei sogni. I Lacandoni usano augurare la buonanotte con l’espressione “ki’ì bà uilil”, ovvero “fai attenzione a ciò che vedrai” e al mattino, agli stranieri in visita ai loro villaggi, rivolgono la domanda “Che cosa hai sognato?”
Le somiglianze tra i Lacandoni e i Maya classici sono ancora più evidenti nella religione e nei riti sacri. Con poche differenze il mito dell’origine è rimasto pressoché lo stesso: K’akoch (Hunab Ku per i Maya) è il creatore del mondo, del sole e del bak niktè, il fiore rosso e profumato da cui sono nati tutti gli altri dei. Hachakyum, il dio che i Maya chiamavano Itzamnà, ha poi reso ospitale la terraricoprendola di foresta e popolandola di animali, inoltre creato l’uomo e la donna. I Lacandoni cercano la benvolenza di Hachakyum nelle cerimonie sacre, ma i sacrifici umani dei Maya sono stati sostiuiti dall’offerta al dio di fantocci. Alcune cerimonie si svolgono ancora oggi all’interno delle antiche città Maya, poiché i Lacandoni credono che la dimora terrena di Hachakyum si trovi a Yaxchilàn, in quello che oggi gli archeologi chiamano il “tempio 33”. Ma il tempio e la storia hanno introdotto nella religione anche divinità nuove, uno tra tutti Akyanthò, il dio degli stranieri e del commercio.
La vita quotidiana risente della profonda spiritualità di questo popolo, ogni uomo ha il suo “animale guida”. Come i Maya, anche i lacandoni sono poligami e le loro case, come quelle dei loro antenati, sono capanne sorrette da pali e coperte, da un tetto fatto di foglie e palma intrecciate. La tunica bianca di cotone indossata da uomini e donne è un abito più semplice di quello utilizato dai Maya, come anche l’abitudine di portare i capelli lunghi e sciolti, a differenza delle elaborate acconciature Maya.
Separato dal resto del mondo, questo popolo della foresta, ha vissuto per centinaia di anni in armonia con l’ambiente, praticando una forma di agricoltura ereditata dai maya, che permette di sfruttare le risorse senza esaurirle. E’ il sistema del “taglia e brucia” al quale però i Maya affiancavano tecniche complesse di irrigazione e drenaggio delle acque. All’inizio dell’anno i Lacandoni tagliano gli alberi e li lasciano seccare, in primavera i rami vengono bruciati e la loro cenere fertilizza il suolo. Con l’arrivo della stagione delle piogge il campo viene seminato e coltivato.
Il mondo moderno minaccia questo sistema e questa cultura. In cerca di terra i contadini messicani si sono spinti nei territori lacandoni, ma l’agricoltura intensiva impoverisce irrimediabilmente il suolo. Un destino triste sembra accomunare gli antichi Maya ai loro discendenti.I primi furono distrutti dall’avidità degli europei in caccia d’oro, i secondi sono minacciati dalle compagnie petrolifere che hanno iniziato a cercare l’oro nero nelle loro foreste. Il triste risultato è che nell’ultimo mezzo secolo è andato perduto l’80-90% della foresta lacandona e che i Lacandoni si sono ridotti a poco più di 400 individui.
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