Quello cubano é un popolo che rappresenta la sintesi di varie razze e culture: il 49% della popolazione Cubana è formata dai discendenti degli schiavi africani (Congo e Nigeria) costretti a lavorare nei grandi latifondi dei conquistadores spagnoli (circa il 50% della popolazione).  Il restante 1% è rappresentato da cinesi. Cuba non è né bianca né nera... né cinese, né indigena: Cuba è tutto ciò.   Sono molteplici i tipi genetici che offre l'Isola. È un caleidoscopio dove ci sono uomini e donne "così chiari che sembrano bianchi e così scuri che sembrano neri". Questo ricco miscuglio di Indios, spagnoli e africani, che nei secoli hanno popolato Cuba ha creato una nazionalità cubana con caratteri americani, caribegni e naturalmente propri. La musica ed i balli sono un aspetto peculiare della vita cubana. E’ una scena piuttosto comune quella che si può assistere negli agli angoli di strada: gruppetti di persone che con una lattina di alluminio, due cucchiai, ed un pezzo di legno creano una piccola orchestrina, improvvisando canzoni di chiara origine Africana. Il cubano tipico è ilare, appassionato alle sue idee e convinzioni, eppur aperto e disponibile al dialogo e al dibattito.  Allegro, loquace e con un gran senso dell'umorismo, il popolo cubano è essenzialmente molto amichevole, comunicativo e solidale, disponibile verso tutti e particolarmente verso coloro i quali visitano il suo paese. Ospitale come pochi, al cubano piace molto divertirsi insieme ai turisti, ed é per questo che le porte delle sue case sono sempre aperte.  E quello che il cubano intende per la parola "benvenuto" é qualcosa in piú che un semplice saluto al nuovo arrivato. Questa parola si scrive nel vocabolario di ogni cubano con mille significati differenti e si concretizza in ogni momento in una ospitalità spontanea, amabile e amichevole. Lo stipendio medio mensile di un lavoratore è pari a 10,00 - 15,00 euro (per quei pochi fortunati che hanno il lavoro). Soldi che bastano appena per vivere quattro/cinque giorni. Ma se chiedi un'informazione o hai bisogno di aiuto si fanno in quattro per aiutarti, con il sorriso sulle labbra e nessuna traccia di invidia nei loro occhi per quei turisti che non si fanno mancare niente.  Un aspetto va sottolineato del popolo cubano: la dignità, la fierezza e la generosità della gente.  Per strada è usuale imbattersi in mamme che chiedono latte e pannolini per i loro figli (non soldi!!!) , chiedono ai turisti il sapone per lavarsi, merce preziosa ed introvabile, il tutto di nascosto dalla polizia perchè rischiano la galera essendo vietato chiedere la carità e l'accattonaggio.  Un popolo con poche risorse economiche dunque, ma dalla grandissima dignità e orgoglio, i bambini di Cuba sono vestiti con poco ma sempre puliti ed in ordine. Una citazione che ben descrive l’identità cubana: “Dopo cinquant’anni di blocco statunitense, la piccola isola di Cuba non è “una società perfetta”, ma è l’unico paese in cui il popolo ha in mano il proprio destino ed è in grado di correggere da sé i propri errori, perché è capace di amore e di solidarietà”.  Parola di Aleida Guevara, pediatra, attivista per i diritti umani, figlia di Ernesto ‘El Che’, “simbolo” della rivoluzione cubana, ucciso nel 1967 in Bolivia.    
CUBA: Oltre 370 eventi, dalle tradizioni popolari al carnevale Cuba detiene un bellissimo e divertente primato:  non c'è posto al mondo che vanta un calendario più ricco di feste popolari! Oltre 370 gli eventi che si celebrano in tutta l'isola, dalle tradizioni popolari al carnevale. Si tratta di feste patronali che si celebrano a Cuba sin dall'occupazione spagnola. Ognuno di questi eventi è caratterizzato da sfilate, sagre, processioni, fiere e balli tipici. Per citare alcune tra le  più importanti ricordiamo:  - Sequestra Señora de la Caridad de Cobre, patrona di Cuba, la cui festa si celebra l' 8 settembre a Santiago de Cuba, data in cui in origine si celebrava la dea Oshun, secondo un culto afro-cubano; - La festa di Nuestra Señora de la Candelaria, uno dei più antichi nomi mariani della Vergine Maria, si festeggia il 2 febbraio; - La Festa di San Giovanni Battista, tra il 23 e il 24 giugno; In Camagüey la festa storica e tradizionale di San Battista, si trasforma in un colorato carnevale dal 15 al 29 giugno; - Le Santerías, feste e cerimonie religiose in cui hanno un ruolo importante anche canto e danze. Di queste feste spirituali le più importanti sono quella del Palo Monte, la Santeria Cruzada con Palo Monte e la crociata spirituale. Tra le celebrazioni contadine tradizionali si ricordano: - La Festa del Fuoco, che si tiene a Luglio a Santiago de Cuba per commemorare l'arrivo dell'estate; - Las parrandas e las charangas nelle quali si balla il changui, una musica e un ballo popolare delle feste contadine della provincia di Guantanamo; - Los guateques, una festa che si svolge tra giochi e competizioni di ballo. Si tiene nelle aree rurali e si accompagna a canti e musiche tipiche ispaniche e canarie; - Las Parrandas de Remedios nella provincia di Villa Clara, che è organizzata il 24 dicembre; - La Charanga de Bejuca che si tiene a L'Avana, tra il 16-25 dicembre; - Sancti Spíritus y las de Ciego de Avila, durante la quale i quartieri si trasformano in animati centri, con carri allegorici, fuochi d'artificio e musica.  Sono tutte kermesse molto simili al carnevale, caratterizzate da parate con carri allegorici. Da non perdere, inoltre, i tornei e los bandos, feste caratterizzate da diverse competizioni sportive. Tra le feste tradizionali degli schiavi africani, si ricorda quella del Mariel, che si tiene in provincia di L'Avana e che si caratterizza per i suoi balli a ritmo dei tamburi tipici africani chiamati yukas. Vanno poi ricordati i festival, famosissimi, che si tengono a Cuba: il Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latino Americano che si tiene a L'Avana, il Festival internazionale e biennale di Teatro de L'Avana, che si tiene a settembre e il Festival Internazionale del Balletto de L'Avana, uno dei più antichi del suo genere in tutto il mondo, che si svolge ogni due anni nel mese di ottobre.   EL CARNEVAL  Il carnevale a Cuba è una delle feste più popolari in assoluto. Come in tutto il Caribe, anche a Cuba il Carnevale è una festa popolare di enorme impatto, un rito di strada dalle radici indecifrabili, un'altra espressione della mezcla che caratterizza ogni aspetto della vita dell'isola. Questi i periodi in cui si celebra il Carnevale nell'isola di Cuba: - quello invernale, tra Febbraio e Marzo - a Novembre  - a Giugno in Camagüey - a Luglio, il più popolare a Santiago de Cuba (che si caratterizza per la presenza di costumi che rappresentano le truppe di francesi e africani)  - Il Carnevale dell’ Avana, tra Luglio e Agosto Abiti eccentrici e dai colori sgargianti, giganteschi carri allegorici illuminati con a bordo musicisti e ballerine, folle danzanti e balli sfrenati: sono le caratteristiche ormai ben note di uno dei Carnevali più famosi al mondo. Le sue origini provengono dalla celebrazione dei coloni ispanici che hanno sull'isola la tradizionale festa di costumi, carri e sfilate. La tradizione carnevalesca cubana, affermatasi nel suo volto moderno in seguito alla rivoluzione, rispecchia la storia dell’isola. È legata alla composizione della popolazione dalle variegate etnie, alle vicende coloniali, alle guerre d’indipendenza, al miscuglio con le tradizioni europee, alle influenze della religione cattolica, che ne ha eliminato i caratteri più violenti e connaturati alla trasgressione sessuale.  Cuba è senza ombra di dubbio uno dei luoghi più attivi del mondo sul fronte festa e divertimenti tradizionali. Un modo interessante per entrare in contatto con le culture, le origini e le religioni diverse della gente del posto,  apprezzare inoltre lo spirito latino che si respira in tutte le strade della città cubane. SE HAI AVUTO LA FORTUNA DI ASSISTERE E VIVERE UNA DI QUESTE FESTE CUBANE, COMMENTA E RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA PERSONALE!!!!    
L’Angola è patria di molti ritmi e diversi generi musicale, ma indubbiamente quello che più riscuote successo in tutta Europa e in tutto il mondo ormai da diversi anni ( negli ultimi anche in Italia ) è la KIZOMBA. Da alcuni definito il “ballo dell’abbraccio” per via della caratteristica predominante di un abbraccio coinvolgente da parte soprattutto della dama nei confronti dell’uomo e anche per del contatto continuo che vi è durante l’intera durata del brano tra la coppia, stabilito appunto da questo abbraccio. Viene anche definito il tango africano per via del portamento e di molte similitudini con quello argentino in fatto di postura e di esecuzione del ballo stesso. Tuttavia le vere origine della Kizomba sono invece riscontrabili in quello che ancor di più identifica la cultura musicale angolana, ossia nel SEMBA. Da questo ballo la Kizomba prende parecchio, musicalmente (rallentando però notevolmente il ritmo per poter avere poi la caratteristica della sensualità e della passionalità) ma anche in termine di danza. Possiamo affermare appunto con certezza che la radice della Kizomba in tutto e per tutto sia il Semba. La Kizomba è un genere fondamentalmente giovane che inizia a svilupparsi negli anni 80 in Angola quando ancora era in corso la guerra civile post-indipendenza coloniale (ricordiamo che fino alla prima metà degli anni 70 l’Angola era una ricchissima colonia Portoghese). Oltre ad avere le sue origine nel Semba è comunque molto ricca di influenze da più parti, questo perché proprio in quegli anni erano diverse le nazionalità presenti in Angola anche e soprattutto in virtù di quella guerra civile che era in parte spalleggiata su vari fronti da diversi Paesi extra Africani. Si può ricondurre all’artista angolano Eduardo Paim (nella foto) la nascita di questo genere musicale. Eduardo Paim nasce in angola e comincia la sua carriera artistica alla fine degli anni 70 cantando con il gruppo OS PUROS, poi nel 1982 fonda il suo primo gruppo S.O.S. e nel 1988 lascia il suo paese per trasferirsi in Portogallo dove nel 1991 incide il suo primo album dal titolo LUANDA MINHA BANDA. Musicalmente le influenze della kizomba con Eduardo Paim sono date certamente dal Semba ma anche dallo Zouk in cui , in quegli anni aveva come grandi precursori i KASSAV che spopolavano in tutta Europa. In un prossimo appuntamento continueremo a fare la conoscenza di questo genere e delle sue origini (nonché dei protagonisti che continuano a divulgare la KIZOMBA sia come musica che come danza) che tanto sta conquistando le simpatie anche del popolo salsero e che promette di far ballare tutti negli anni avvenire rispettando i canoni con cui si è fatto conoscere oggi: PASSIONE e SEMPLICITA’ A cura di Geppo LDJ    
I Lacandoni sono gli ultimi eredi dei Maya: le loro origini si perdono nei secoli e si confondono tra i sentieri intricati della foresta nota come Selva Lacandona, nel Chiapas a sud-est del Messico.  C’è chi sostiene che siano i diretti discendenti degli antichi sovrani di Palenque, la più occidentale delle grandi città Maya, che raggiunse il suo massimo splendore tra il VII e l’VIII secolo dopo Cristo, o che siano i pronipoti degli antichi abitanti di Bonampak e Yaxchilàn, situato poco più a est. Le indagini storiche indicano che, quando gli spagnoli arrivarono in Messico, alcune popolazioni maya preferirono evitare il confronto e si ritirarono nella foresta. Via via che i  conquistadores procedevano,  i Lacandoni si rifugiarono sempre più verso l’interno. Le tradizioni dei Lacandoni di oggi sono sorprendentemente simili a quelle dei Maya del periodo classico (250-900 d.C.) I Lacandoni chiamano se stessi Halch uinìk, “i veri uomini”: è la stessa espressione usata dalle caste sacerdotali Maya 1.500 anni fa. Lo sciamanesimo e la divinazione hanno certamente origine nella spiriualità dei maya, come i loro antenati infatti i Lacandoni leggono, o meglio interpretano il futuro nei sogni. I Lacandoni usano augurare la buonanotte con l’espressione “ki’ì bà uilil”, ovvero “fai attenzione a ciò che vedrai” e al mattino, agli stranieri in visita ai loro villaggi, rivolgono la domanda “Che cosa hai sognato?” Le somiglianze tra i Lacandoni e i Maya classici sono ancora più evidenti nella religione e nei riti sacri. Con poche differenze il mito dell’origine è rimasto pressoché lo stesso: K’akoch (Hunab Ku per i Maya) è il creatore del mondo, del sole e del bak niktè, il fiore rosso e profumato da cui sono nati tutti gli altri dei. Hachakyum, il dio che i Maya chiamavano Itzamnà, ha poi reso ospitale la terraricoprendola di foresta e popolandola di animali, inoltre creato l’uomo e la donna. I Lacandoni cercano la benvolenza di Hachakyum nelle cerimonie sacre, ma i sacrifici umani dei Maya sono stati sostiuiti dall’offerta al dio di fantocci. Alcune cerimonie si svolgono ancora oggi all’interno delle antiche città Maya, poiché i Lacandoni credono che la dimora terrena di Hachakyum si trovi a Yaxchilàn, in quello che oggi gli archeologi chiamano il “tempio 33”. Ma il tempio e la storia hanno introdotto nella religione anche divinità nuove, uno tra tutti Akyanthò, il dio degli stranieri e del commercio. La vita quotidiana risente della profonda spiritualità di questo popolo, ogni uomo ha il suo “animale guida”. Come i Maya, anche i lacandoni sono poligami e le loro case, come quelle dei loro antenati, sono capanne sorrette da pali e coperte, da un tetto fatto di foglie e palma intrecciate. La tunica bianca di cotone indossata da uomini e donne è un abito più semplice di quello utilizato dai Maya, come anche l’abitudine di portare i capelli lunghi e sciolti, a differenza delle elaborate acconciature Maya. Separato dal resto del mondo, questo popolo della foresta, ha vissuto per centinaia di anni in armonia con l’ambiente, praticando una forma di agricoltura ereditata dai maya, che permette di sfruttare le risorse senza esaurirle. E’ il sistema del “taglia e brucia” al quale però i Maya affiancavano tecniche complesse di irrigazione e drenaggio delle acque. All’inizio dell’anno i Lacandoni tagliano gli alberi e li lasciano seccare, in primavera i rami vengono bruciati e la loro cenere fertilizza il suolo. Con l’arrivo della stagione delle piogge il campo viene seminato e coltivato. Il mondo moderno minaccia questo sistema e questa cultura. In cerca di terra i contadini messicani si sono spinti nei territori lacandoni, ma l’agricoltura intensiva impoverisce irrimediabilmente il suolo. Un destino triste sembra accomunare gli antichi Maya ai loro discendenti.I primi furono distrutti dall’avidità degli europei in caccia d’oro, i secondi sono minacciati dalle compagnie petrolifere che hanno iniziato a cercare l’oro nero nelle loro foreste. Il triste risultato è che nell’ultimo mezzo secolo è andato perduto l’80-90% della foresta lacandona e che i Lacandoni si sono ridotti a poco più di 400 individui.      
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