Venerdì, 11 Novembre 2016 13:44
Il DANZON: Il nonno della salsa
Il panorama musicale cubano comincia a cambiare
fortemente verso la fine del del XIX secolo grazie alla nascita di una potente borghesia locale e alle sempre più insistenti voglie d' indipendenza degli ex coloni. Dopo estenuanti battaglie l’indipendenza è finalmente raggiunta nel 1901 e l’allentamento dell’influenza spagnola (sostituita però da una forte presenza statunitense) può permettere il nascere e lo sviluppo delle prime espressioni autenticamente cubane. Nasce così il danzon. Secondo lo storico Alejo Carpentier si deve a Manuel Saumell, padre del nazionalismo musicale cubano, la creazione del primo danzon: “La tedezco”. La tradizione storiografica considera invece come primo danzon il tema “Las alturas de Simpson”, composto nel 1879 dal maestro Miguel Failde. Il danzon si può considerare il primo prodotto musicale non più europeo, né africano ma sintesi elaborata dei due continenti. Mentre la contradanza e la danza avevano una forma binaria ripetitiva (AABB) il danzon aveva una forma rondò (ABACADA) ed era più lento e cadenzato. Il danzon provocò anche il nascere di una nuova formazione musicale denominata charanga francesa. Figura ritmica caratteristica del danzon è il "cinquillo". Questa figura di derivazione più afroide (composta da cinque battiti sulla prima battuta e da quattro nella seconda) nasce in conseguenza del fatto che le orchestre che eseguivano il danzon erano formate essenzialmente da musicisti di origine africana, visto che all'epoca era disdicevole per un bianco fare il musicista.
Con il nascere della repubblica e la conseguente fine della colonia, sorsero anche i primi club dove i nobili e le persone dell’alta borghesia si riunivano per celebrare le loro feste. Il danzon si apriva con una parte chiamata paseo, durante la quale le coppie passeggiavano amabilmente per la sala, scambiandosi commenti e convenevoli. Alla fine dell’introduzione orchestrale si cominciava il ballo vero e proprio. I movimenti dei ballerini erano molto lievi ed eleganti e si animavano un tantino ma con estrema moderazione, solo in una parte musicale denominata montuno. Alle coppie non era consentito nessun movimento che potesse turbare la morale comune. Addirittura in questi club c’era un signore che vigilava sulla compostezza delle coppie in sala. Se una dama si dimenava troppo o muoveva in maniera esagerata i fianchi veniva subito ammonita e in caso di recidività espulsa definitivamente dal club (?!?!). Sebbene fossero altri tempi fa comunque sorridere che un ballo sensuale ed erotico come la salsa derivi da un ballo che invece era assolutamente casto e convenzionale, per quanto già allora permetteva alle attraenti ballerine creole di mettere in mostra tutta la loro innata avvenenza. Così un giornalista cubano descriveva le ballerine dell’epoca: “Il fascino di questa danza non sta nel movimento dei piedi, né nella difficoltà delle evoluzioni, in quanto i giri si danno anche nel walzer. Il fascino è nella morbidezza dei movimenti, tipica delle cubane, quella grazia che solo esse posseggono; quel voluto e soave dimenarsi che fa serpeggiare sofficemente la gonna con un incanto che accattiva.”
Il passo base del danzon si è tramandato fino ai giorni nostri. Si tratta del passo base per avanzare e retrocedere. E' un movimento di attacco e di difesa: quando l’uomo va avanti con il piede sinistro la donna va indietro con il piede destro e viceversa. Una delle caratteristiche di questo passo (che ritroviamo anche nell'odierna salsa) è il fatto che si marcavano per ogni battuta solo tre tempi. Per quanto riguarda l’accentuazione del passo in corrispondenza con la musica si manifestarono però due varianti. La prima consisteva nel marcare le prime tre semiminime della battuta musicale per eseguire poi una pausa sulla quarta, ballando così a tempo. Nella seconda si eseguiva una pausa sul primo tempo per poi entrare sulla seconda battuta e ballare così en contratiempo.
Il passo del danzon si eseguiva poggiando il peso nei metatarsi, librando i talloni e alzando appena i piedi facendoli quasi scivolare. Il ballo iniziava sempre in posizione chiusa di ballo sociale e da quella posizione si cominciavano a dare i primi giri chiusi così come si faceva nel walzer. Il dominio incontrastato del danzon durò fino all' inizio degli anni ‘20, quando cominciò ad essere spodestato dal son, ballo cubano di estrazione popolare e dai nuovi balli alla moda come il fox trot, il two step e il charleston che avevano cominciato ad invadere anche Cuba grazie alla rivoluzionaria invenzione del grammofono. Il danzon continuerà a sopravvivere grazie al danzonete, opera del compositore Aniceto Diaz che nel 1929 con il tema “Rompiendo la Rutina”, vocalizzato da Barbarito Diez, incorporò definitivamente il canto al danzon, fino allora quasi sempre strumentale. Influenzato dal grande successo che stava ottenendo il son (ballo all’epoca considerato scandaloso e per questo proibito nei saloni dell’alta società) il danzonete introdusse nel danzon le prime figure aperte e le prime elementari varianti coreografiche. Principali interpreti del danzonete furono la cantante Paulina Alvarez e il compositore Eliseo Grenet. Nell’attualità il danzon a Cuba ha perso molto della sua popolarità, sebbene ci sia ancora qualche orchestra o qualche gruppo di nostalgici che continuano a coltivarlo in alcuni circoli privati. Al contrario il danzon è popolarissimo in Messico dove è diventato quasi il ballo nazionale.
Coloro che ne volessero sapere di più consigliamo di vedere il film “Danzon”, diretto da Maria Novaro e uscito sugli schermi nel 1991. Il film ambientato in Messico è interessante, oltre che per il suo notevole intreccio psicologico, anche per le sue interessanti scene di ballo che ci restituiscono intatta la magia del vecchio danzon che molti a ragione considerano il nonno paterno della salsa.
Published in
Storia della Salsa a cura di Enzo Conte
Leave a comment
Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.










