Giovedì, 27 Ottobre 2016 08:58

La radice europa: Contradanza e Danza CAPITOLO 4

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Nel 1700 gli echi della rivoluzione francese, con le sue spinte di libertà arrivarono anche nei Caraibi e indussero i negri della vicina isola di Haiti alla rivolta. Questa rivolta, sfociata nel sangue, spinse molti latifondisti francesi a trasferirsi nell’oriente cubano. Fu in conseguenza a questo forzato episodio che i coloni francesi (popolo sicuramente più goliardico rispetto ai bigotti spagnoli dell’epoca) portarono nell’isola le loro danze tipiche, prima fra tutte il passepied, la contradanza, la quadriglia. Queste danze vennero presto imitate dagli schiavi africani in quella che fu battezzata tumba francesa, espressione ancora oggi molto popolare a Santiago de Cuba. Nei saloni dell’alta borghesia cubana cominciarono così a proliferare i balli figurati di ispirazione europea che venivano interpretati da una formazione strumentale denominata Orquesta Tipica. Fra tutte le danze di discendenza europea, quella che ebbe più successo in tutto il Caribe fu la contradanza, originaria della Normandia e della Bretagna. Era una danza di origine contadina (il suo nome originale era country dance) ed era suonata in tempo di 2/4 o di 6/8. Diffusissima tra il settecento e l’ottocento, entrò di diritto a far parte della musica classica, grazie alle composizioni di due celebri compositori come Mozart e Beethoven. Nell’arrivare nel nuovo continente, diede vita ad innumerevoli varianti come la contradanza cubana, quella haitiana, la dominicana, la argentina, la venezuelana e naturalmente la portoricana. “San Pascual bailon” del compositore A. Lopez, pubblicata nel 1803, è la La contradanza cubana più antica che si conservi. Tra i compositori portoricani che coltivarono questo genere ricordiamo invece Nemesio Quiñones, Felipe Gutierrez y Espinosa e Ginés Ramos, autore della contradanza “Hortencia”. La contradanza veniva eseguita da schiere di ballerini contrapposte. Si trattava di un ballo molto rigido e schematico nel quale i ballerini eseguivano dei movimenti e delle figure specifiche sotto la guida di un bastonero, una specie di direttore che decideva quante coppie di ballerini potevano partecipare ad ogni danza e quale doveva essere la loro posizione nell’ambito di essa. I suoi componenti eseguivano delle piccole coreografie dove uomo e donna arrivavano al massimo a prendersi per mano. Il primo ballerino, generalmente quello più esperto, eseguiva determinati movimenti o figure che gli altri ballerini dovevano imitare. Alejo Carpentier nella sua opera “La musica en Cuba” riporta la testimonianza di un cronista del XVIII secolo (1798) che affermava che in quell’epoca si effettuavano all’Habana quotidianamente fino a cinquanta balli pubblici e che la passione per il ballo nelle città dell' Habana e di Santiago arrivava fino alla pazzia. Successivamente, il grande successo europeo del walzer modificò profondamente i costumi dell’epoca e introdusse anche nelle corti e nei circoli dell’aristocrazia la cosiddetta “posizione chiusa di ballo sociale” che provocò, nel 1839, la soppressione del bastonero generando a sua volta la danza. La danza si può considerare la diretta discendente della contradanza ed ebbe subito un’enorme popolarità che si estese anche alle vicine isole caraibiche come ad esempio Puerto Rico. Secondo la testimonianza di Fernando Callejo, in quegli anni alcuni immigrati cubani introdussero nell’isola la habanera, un particolare tipo di danza nata nella città dell’Habana. La habanera veniva ballata in maniera meno rigida e questa maggiore libertà espressiva le permise di entrare nei favori della gioventù portoricana dell’epoca. In principio vennero utilizzate composizioni cubane, in seguito però molti compositori locali cominciarono a scrivere temi originali, apportando delle interessanti variazioni sia a livello melodico che armonico. Esteban Pichado nel suo famoso “Dizionario de Voces cubanas”, pubblicato nel 1836, stabiliva già come sinonimi i termini di contradanza e di danza, definendo quest' ultima: “il ballo favorito di tutte le Antille, sia fra le classi agiate che quelle popolari”. Ogni volta a guidare la danza era una singola coppia che realizzava o inventava una figura che poi tutti quanti dovevano imitare. Le figure più popolari della danza erano: paseo, catena, sostenido e cedazo. Di queste quattro figure il paseo e il cedazo sono quelle che avranno in futuro maggiore influenza. Davanti all’esplosione della danza, l’aristocrazia portoricana del tempo gridò allo scandalo. La gioventù, al contrario, ne decretò il successo perché, in tempi in cui non era facile la comunicazione con le ragazze dell’alta società, la danza dava la possibilità di ballare abbracciati, scambiando anche qualche parola (fenomeno che negli stessi anni diede vita, nella vicina Cuba, al danzón cubano). Tali e tante furono le proteste che nel 1849 il governatore di Puerto Rico, Juan de la Pezuela, arrivò con un decreto a proibirla. Il decreto però restò completamente disatteso, al punto che la danza si affermò come il ballo più alla moda. Lo strumento per antonomasia della danza è il pianoforte, ma essendo un genere destinato soprattutto al ballo, veniva suonato da piccole formazioni orchestrali composte da violini, contrabbasso, bombardino, guiro (introdotto a partire dal 1853) e grancassa. In seguito la danza sarà interpretata da conjuntos de cuerdas (ovvero gruppi di strumenti a corda con l’aggiunta dell’ormai imprescindibile guiro). Un altro strumento molto usato all’epoca era la sinfonia de mano (assimilabile alla nostra fisarmonica). Sebbene fosse un genere essenzialmente strumentale, esistono molte danze cantate, come ad esempio l’inno nazionale di Puerto Rico, “La Borinqueña”, composto nel 1867 dal compositore Felix Astol. EVOLUZIONE DEL BALLO ATTRAVERSO IL VESTUARIO
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