Salsa è una magica parola che nel suo seno nasconde i misteri di un universo sonoro tanto affascinante come quello afro-latino-caraibico. Unisce una varietà enorme di ritmi musicali che vanno dalla contradanza alla rumba, dalla tumba alla conga, passando per la danza, il danzón, il danzonete, la guajira, il son montuno, la guaracha, il mambo, il chachacha, la bomba, la plena, la pachanga fino al boogaloo. Il Caribe fu lo scenario naturale dove trovarono terra fertile le culture provenienti da due continenti così ricchi di storia come l'Africa e l'Europa che si mescolarono a loro volta, in maniera spesso drammatica, con quella indigena.Per capire meglio la sua evoluzione è però doveroso precisare che quando ci riferiamo alla radice europea non intendiamo solo la Spagna.Oggi, infatti, quando parliamo di Spagna noi pensiamo a quella nazione che fa parte della penisola iberica. Nell’era moderna, invece, l’impero spagnolo comprendeva non solo la Spagna e le Canarie ma anche l’Italia (patria dell’opera italiana e della canzone napoletana) e per lunghi periodi sia i paesi fiamminghi che l’Austria (patria d’adozione di Mozart, Beethoven e del walzer viennese).C’era quindi all’interno di questo impero una incredibile mescolanza di culture che furono catapultate a loro volta nel nuovo continente. Dobbiamo inoltre sottolineare l’influenza che nell’Europa del settecento godeva la cultura francese. La Francia, a differenza della bigotta Spagna, era la nazione più libertina, più amante delle belle arti e di conseguenza quella che dettava le mode nelle corti europee. Altrettanto imprescindibile, nello sviluppo musicale e culturale del Nuovo Mondo, fu il ruolo della cultura africana. L’Africa, a bordo delle infauste navi negriere, portò nel nuovo continente l'immensa energia dei suoi tamburi (bembé, arará, batá, yuka) insieme ad altri strumenti come le marimbulas (antenate delle moderne marimbas) e il chekeré (da cui deriva l'odierno guiro).Le principali etnie africane: Yoruba (conosciuta anche come Lucumí), Dahomean, Congolese ed Abakuá introdussero nell'isola i loro canti, le danze, i rituali religiosi, l'alternarsi del coro con il cantante (così comune nella salsa di oggi), la ricchezza ritmica e coreografica dei loro balli, il politeismo che riuscì a sopravvivere attraverso la santería, dando vita ad un sincretismo religioso che tanto contribuì allo sviluppo della musica afro-cubana. L'Europa dei colonizzatori portò con sé una variegata strumentazione di corde e di fiati: il laúd (di origine araba), la vihuela, la chitarra, il violino, il piano, la fisarmonica, le trombe, i tromboni, i flauti.Impose gli elementi fondamentali del lessico musicale, i tempi di 3/4 e di 6/8, tracciando inoltre le linee fondamentali nel campo della melodia e dell'armonia.Dal vecchio continente arrivarono anche la letteratura classica, la poesia popolare e in seguito le danze aristocratiche: la contradanza francese, i minuetti, le quadriglie, i walzer che animavano le feste della nobiltà e della ricca borghesia.Senza dimenticare il contributo fondamentale sia della religione cattolica che della lingua spagnola.“Sfortunatamente poco fu trasmesso della cultura indo-antillana, visto che gli indigeni furono in breve tempo sterminati dai feroci conquistadores spagnoli.È doveroso citare però gli areítos, dei veri e propri baccanali attraverso i quali si manifestavano il canto, la danza e la poesia degli aborigeni.” (Alejandro Ulloa).La radice europea, quella africana e quella autoctona generarono a loro volta tre rami con delle caratteristiche precise: il ramo “aristocratica-borghese”, quello “popolare-contadino” e quella più propriamente legato “al proletariato urbano o alla piantagione schiavista”. Possiamo, a sua volta, dividere la storia della salsa in 4 precisi periodi storici:1° La preistoria della salsa. Va dal secolo XVI fino agli inizi del Novecento. Dalle prime manifestazioni della rumba cubana alla nascita di nuove espressioni musicali come il danzón e il son montuno. 2°La genesi della salsa. Va dal 1938, anno di nascita del mambo, alla fine degli anni '50 quando, dopo la rivoluzione castrista, New York si afferma come l'epicentro della musica afro-caraibica. 3°L'affermazione della salsa. Comprende due momenti: i primi fermenti che vanno dal 1960 al 1970 e il boom vero e proprio che dura fino agli inizi degli anni '80. 4°L'universalizzazione della salsa. Fenomeno che va dagli anni '80 ai giorni nostri. La prima tappa corrisponde al periodo coloniale, nel quale si produrrà un felice sincretismo tra America, Europa ed Africa. In quegli anni il porto dell'Habana, grazie alla sua posizione strategica, si era trasformato in uno degli attracchi più importanti del nuovo mondo.Il costante arrivo di navi provenienti dai più svariati paesi europei e dalle colonie caraibiche di lingua inglese e francese, aveva di conseguenza introdotto a Cuba genti e culture differenti. Un evento fondamentale che cambiò i destini della musica afro-latino-caraibica fu la Rivoluzione Francese.Le spinte di uguaglianza e libertà suscitate dalla rivoluzione, una volta arrivate all’isola di Haiti, provocarono infatti la rivolta degli schiavi africani. Questa sommossa spinse molti latifondisti francesi a trovare riparo nell'Oriente cubano.Fu dunque grazie a questo drammatico evento che a Cuba arrivarono le danze dei coloni francesi, prime fra tutte il passepied, la contredanse e la quadriglie.Queste tipiche danze di corte cominciarono, a loro volta ad essere imitate dagli schiavi africani che, con l'ausilio dei loro tamburi, diedero vita a quella che verrà battezzata tumba francesa. Con il passare degli anni la cultura europea e quella africana si trasformarono al contatto col nuovo mondo. Il laúd e la chitarra originarono nuovi strumenti quali il tres; i tamburi africani generarono le odierne percussioni; la contradanza francese si trasformo nel danzón cubano ed i balli aristocratici finirono con l'incrociarsi con quelli popolari. Fra tutte le danze europee quella che ebbe maggiore successo nel Nuovo Mondo fu la contradanza. Si trattava di un ballo di origine contadina (il suo nome originale era country dance) proveniente dalla Normandia e dalla Bretagna. La contradanza veniva generalmente suonata in tempo di 2/4 o di 6/8.Diffusissima tra il settecento e l’ottocento, entrò persino nella musica seria grazie alle composizioni di due celebri compositori come Mozart e Beethoven.Nell’ isola di Cuba la contradanza finì con l’assumere delle caratteristiche proprie, al punto da generare la contradanza criolla.La più antica di cui si si hanno tracce è “San Pascual bailon”, pubblicata nel 1803 ad opera del compositore A. Lopez.La contradanza criolla era eseguita da una piccola formazione di stampo bandistico, denominata Orquesta Tipica, formata da due clarinetti, un trombone, due corni, due violini, un contrabbasso, un guiro e dai timpani, successivamente sostituiti dai timbales (all’epoca conosciuti come paila cubana).La contradanza veniva eseguita da schiere contrapposte di ballerini che eseguivano delle piccole coreografie dove uomo e donna arrivavano al massimo a prendersi per mano. La successiva nascita del walzer rivoluzionò profondamente i costumi dell’epoca al punto da introdurre anche nelle corti cubane la cosiddetta posizione chiusa di ballo sociale, che favorì, a sua volta, la nascita della danza cubana. La danza a sua volta generò il danzón. Secondo lo storico Alejo Carpentier si deve a Manuel Saumell, padre del nazionalismo musicale cubano, la creazione del primo danzón: “La tedezco”. La tradizione storiografica considera invece come primo danzón il tema “Las alturas de Simpson”, composto nel 1879 dal maestro Miguel Failde. Originario della città di Matanzas. Il danzón si può considerare il primo prodotto musicale non più europeo, né africano ma sintesi elaborata dei due continenti. Mentre la contradanza e la danza avevano una forma binaria ripetitiva (ABAB) il danzón aveva una forma rondò (ABACAD) ed era più lento e cadenzato. Il danzón provocò anche il nascere di una nuova formazione musicale denominata Charanga Francesa, formata da un flauto, due violini, contrabbasso, pianoforte, guiro e timbales. Il danzón si apriva con una parte chiamata paseo, durante la quale le coppie passeggiavano amabilmente per la sala, scambiandosi commenti e convenevoli. Una volta terminata l’introduzione orchestrale si cominciava il ballo vero e proprio. I movimenti dei ballerini erano molto lievi ed eleganti e si animavano un tantino ma con estrema moderazione, solo nella parte finale denominata montuno. Dal vecchio continente, lungo un altro itinerario, erano nel frattempo, arrivati poeti e tenori che avevano portato nell’isola: l’opera italiana, la romanza francese, la tonadilla spagnola, la canzone napoletana e il flamenco andaluso. Questi generi musicali provocheranno, a loro volta, la nascita della zarzuela (simile alla nostra operetta) e il sorgere della canción, una nuova espressione musicale che a Cuba assumerà forme molteplici come l'habanera (ripresa anche da Bizet nella sua celebre “Carmen”), la criolla, la guajira e il bolero. In particolare l’habanera, oltre che per l’introduzione del canto, si caratterizzava per una cellula ritmica di origine afroide, battezzata affettuosamente “Café con pan”, che, in seguito, influenzerà persino la nascita del maxixe brasiliano e del tango argentino. Il bolero (da non confondersi con il celebre ritmo inventato da Ravel) era invece la musica romantica per eccellenza.Si trattava di un genere cantabile e ballabile che a Cuba si eseguiva in 2/4, a differenza del suo omologo spagnolo eseguito invece in 3/4. Si diffuse a Santiago de Cuba verso la fine dell'ottocento in contemporanea con la nascita della trova cubana, una originale corrente musicale, diretta discendente della canzone trovadoresca che troverà in Sindo Garay uno dei suoi maggiori cantori. Fra i primi cultori del bolero troviamo Pepe Sanchez. Fra quelli più recenti ricordiamo José Antonio Mendez, César Portillo de la Luz e Niño Rivera che negli anni ‘60 diedero vita ad una nuova corrente soprannominata feeling (filin) che nel brano “Contigo en la distancia” ebbe il suo manifesto sonoro. L’avvento della radio rese popolari alcune tipiche espressioni contadine come il punto e la guajira.I principali interpreti di questo genere musicale furono Guillermo Portabales e il duo Celina y Reutillo, mentre alla penna di Joseìto Fernandez si deve la creazione di “Guantanamera”, forse la canzone cubana più conosciuta nel mondo. Molto popolare era anche il pregón, un’espressione vocale creata dai venditori ambulanti per reclamizzare la loro merce (attitudine molto comune anche nel nostro sud). Sempre dall’Oriente cubano viene una delle espressioni più importanti del patrimonio musicale cubano: il son, che è considerato il padre putativo della salsa. Il son era la risposta popolare al danzón dell’aristocrazia. Secondo la tradizione il primo son nacque nella Sierra Maestra e si conobbe inizialmente con altri nomi come changuì e capetillo. Il musicista Laureano Fuente Matons asserisce che furono due sorelle cubane, Micaela e Teodora Guines, a comporre nel secolo XVI il primo son, noto come: “El son de la Ma Teodora” (di cui la tradizione orale ha tramandato qualche frammento sonoro). Molti storici però non condividono questa versione e fanno invece risalire la sua nascita al XVII secolo. Sicuramente il son divenne popolare verso la fine dell’ottocento, grazie soprattutto alle interpretazioni di Nené Mafungas, un cantante che già all’epoca si esibiva con il tres, la tipica chitarra cubana. La sua diffusione in tutta l’isola fu favorita da un evento storico. Nel 1910 il generale José Miguel Gomez stabilì con un decreto la rotazione delle truppe militari all’interno dell’isola. Così, grazie ai soldati dell' Ejercito Permanente, il son arrivò all’Habana e la rumba a Santiago. Fu però a partire dal 1929 che il son acquisisce prestigio internazionale. In quello stesso anno il Sexteto Nacional di Ignacio Piñeiro si esibisce con successo durante l’esposizione ibero-americana di Siviglia. Successo replicato nel 1933, in occasione della fiera mondiale di Chicago. Tra le formazioni che contribuirono ad affermare il son nel gusto musicale dell’epoca ricordiamo anche El Sexteto Habanero, il Trio Matamoros, la Sonora Matancera e l’orchestra di Don Azpiazu. La popolarità del son provocò la nascita di una quantità incredibile di varianti (se ne calcolano almeno 22 in tutta l’isola). Tra le più celebri ricordiamo il son montuno (la cui struttura diverrà la base ritmica della salsa), il sucu sucu (originario della Isla de la Juventud), il son-pregón, la guaracha-son, l’afro-son ed il son-guaguancó. Musicalmente parlando il son è un canto di origine popolare che combina una parte lirica nella quale si espone il tema (il son) con una parte più movimentata (il montuno) caratterizzata dalla forma domanda e risposta (tra un coro ed una solista) di diretta discendenza africana. Possiamo considerarlo un felice sincretismo musicale tra gli strumenti percussivi africani e gli strumenti a corda spagnoli, tra la decima spagnola e il canto antifonale tipicamente africano. In origine la formazione classica del son era El Cuarteto Oriental ma, a partire dagli anni ‘20, si trasformò in Sexteto. Era composto da un contrabbasso (in origine da una botija e una marimbula), dalla tradizionale chitarra a sei corde, dal tres e da una sezione ritmica formata da bongó, maracas e due particolari bastoncini di legno duro chiamati claves che servivano a scandire il tempo. Tanto importante era la funzione della clave che a Cuba già all’epoca si usava dire che “Sin clave no hay son”. Nel 1927, il maestro Ignacio Piñeiro aggiunse al suo glorioso Sexteto Nacional una tromba, dando vita così al Septeto. Allo stesso Piñeiro si deve la creazione di due grandi classici del son: “Suavesito“ e “Echale salsita”, composta nel 1929 e passata alla storia per essere il primo tema musicale in cui apparirà la parola salsa. Tra i più famosi interpreti del son ricordiamo Bienvenido Julian Gutierrez, il trombettista Felix Chapotìn, il cantante Benny Moré ed il tresista Arsenio Rodriguez, a cui si deve, a partire degli anni ‘40, la creazione dei primi conjuntos di son dove apparvero per la prima volta il piano e le congas. Contemporaneamente le trombe salirono da una a tre. Proprio grazie alle innovazioni apportate da Benny Moré e da Arsenio Rodriguez, nasce un son più tipicamente urbano che se da una parte si allontanerà dalle classiche atmosfere contadine, dall’altra si avvicinerà, o meglio dire anticiperà le sonorità che saranno tipiche della salsa. Un altro piccante e contagioso ritmo che a partire dagli anni ‘30 ha avuto una straordinaria diffusione in tutta l'isola è la guaracha. Questo componimento scherzoso nasce dalla tonadilla, la canzonetta di scena dei teatri popolari spagnoli e introduce nella musica la satira, il doppio senso, la caricatura e persino la critica politica. Si trattava di canzoni allegre, picaresche che si cantavano tra un atto teatrale e l’altro per intrattenere il pubblico. Le strofe musicali sono composte da quattro o otto battute e sono caratterizzate da frasi corte e brevi. Se la melodia della guaracha segue le caratteristiche della musica popolare, la metrica delle parole è piuttosto varia. Di solito la guaracha è cantata da un solista o da un duo che dialoga con un coro. Strumenti tipici della guaracha sono il guiro, la chitarra, il tres anche se nell’attualità la sua strumentazione ha incorporato un po’ tutti gli strumenti presenti nella salsa. Per comprendere meglio la sua struttura musicale ed il suo carattere potremmo azzardarci ad affermare che la guaracha sta al bolero cubano come la canzone Café Chantant sta alla classica canzone napoletana di carattere sentimentale. La grande popolarità della guaracha si deve soprattutto alla Sonora Matancera, l’orchestra in cui per diversi anni militerà la mitica Celia Cruz. Fra i suoi principali interpreti ricordiamo anche Ñico Saquito, leader dei Guaracheros d’Oriente ed autore di brani come “Adios, compay gato”. Con gli anni la guaracha si è fusa sempre di più con il son, dando così vita ad una nuova forma musicale, “la guaracha-son”, che rende spesso difficile l’esatta classificazione di un brano. Attualmente la guaracha si può considerare un son con un testo picaresco o gioioso che si suona con un ritmo più rapido. Sono molti, infatti, i critici musicali che considerano le composizioni salsere delle moderne guarachas.
La Piña Colada è un dolce cocktail a base di rum , crema di cocco e succo d'ananas, solitamente servito sia mescolato o shakerato con ghiaccio. Può essere guarnito con ananas, ciliegia maraschino, o entrambi. La Piña Colada è stata la bevanda nazionale di Porto Rico dal 1978. Il nome piña colada significa letteralmente "ananas pressata", un riferimento al succo di ananas fresco pressato utilizzato nella preparazione della bevanda. Esistono diverse versioni circa l'origine di questa bevanda. Alcune testimonianze parlano di "bevande a base di ananas e rum", ma senza il latte di cocco, già dagli anni venti. Un'altra versione riconosce il Piña Colada come bevanda tipica di Porto Rico, paese dove si dice sia stato creato per la prima volta nel 1963 da Don Ramon Portas Mingot, che tentando di ideare un cocktail originale a base di frutta, preparò il primo Piña Colada. Nella Vecchia San Juan c'è una targhetta commemorativa in marmo per ricordare questo evento. È probabile quindi che in buona parte dei Caraibi, già dagli anni cinquanta, si fosse a conoscenza di questo tipo di bevanda, chiamata semplicemente "ananas colata", ma fu nel 1963 che essa venne ufficializzata col nome di Piña Colada e assunta come bevanda nazionale portoricana. La Piña Colada ha molti punti in comune con un altro cocktail: lo Swimming Pool, che in alcune varianti si avvicina quasi del tutto alla bevanda portoricana. La Piña colada è un long drink dolce, aromatico, dissetante e molto gustoso. La piña colada è un cocktail estivo e versatile, adatto a mille occasioni, dalla cena in terrazza con gli amici all’aperitivo fatto in casa dopo una giornata di mare. Preparazione: Per preparare la piña colada, per prima cosa tagliate l’ananas a metà e poi nel senso della lunghezza per ricavare il quarto che vi occorre. Operate poi un taglio per staccare il cuore legnoso dal quarto di ananas. Con un coltello affilato separate la polpa dell’ananas dalla buccia, poi tagliate la polpa a fette spesse. Trasferite la polpa dell’ananas nel bicchiere del mixer, versate nel bicchiere il latte di cocco, quindi frullate tutto fino ad ottenere una crema consistente. Con un apposito misurino versate nella crema di ananas e cocco il rum bianco. Trasferite il cocktail nel bicchiere da servizio. Separate il ciuffo dalla fetta di ananas che avete utilizzato per il cocktail, e tagliatelo a metà nel senso della lunghezza. Incidete la base del ciuffo in modo da poterlo collocare sul bordo del bicchiere come guarnizione. Aggiungete infine la ciliegina per completare la decorazione. Il vostro cocktail piña colada è pronto per essere degustato!
Úrsula Hilaria Celia de la Caridad de la Santísima Trinidad Cruz Alfonso, conosciuta come Celia Cruz è stata una cantante cubana naturalizzata statunitense. Celia Cruz è conosciuta universalmente in molti modi come La guarachera de Cuba, La guarachera de Oriente, La guarachera del mundo, ma soprattutto come La reina de la Salsa, ossia La regina della salsa. Trascorse gran parte della sua vita negli Stati Uniti d'America e non poté più fare ritorno nella sua amata Cuba, se non per un unico concerto nella base americana di Guantánamo. Celia Cruz è stata una delle cantanti latinoamericane più conosciute e di maggior successo internazionale del secolo XX. Ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti in tutto il mondo tra cui spiccano 22 dischi d'oro, 3 Grammy Award e 4 Latin Grammy Award. È conosciuta in tutto il mondo per la sua famosa esclamazione ¡Azúcar! (in italiano: Zucchero!), simbolo del suo modo ottimista di affrontare la vita e del suo orgoglio di cittadina cubana (la canna da zucchero è infatti uno dei principali prodotti dell'agricoltura dell'isola). Nata a L'Avana nel quartiere di Santos Suáre il 21 ottobre 1925. Iniziò a cantare fin da piccola, esordiendo nel 1947 in un programma radiofonico, chiamato La hora del tè. Nel 1948 lavorò come cantante per il gruppo Las Mulatas de Fuego di Roderico Rodne Neyra, con il quale viaggiò in tournée in Venezuela e Messico e incise le sue prime canzoni. Nel 1950 iniziò la sua collaborazione con il gruppo Sonora Matancera, con i quali registrò il suo primo disco a 78 giri che includeva le canzoni • Cao, cao maní picaó (Scritta da José Carbó Menéndez) • Mata siguaraya (Scritta da Lino Frías) Il successo arrivò immediato e Celia visse con Sonora Matancera il suo periodo artistico d'oro, che durò 15 anni e vide la pubblicazione di molti straordinari successi, quali: Burundanga Caramelos El hierbero moderno Tu voz Ritmo tambó y flores Pa' la paloma Nuevo ritmo omelenkó Vallán vallende La sopa en botella Il 15 luglio 1960 Celia lasciò Cuba per andare a cantare in Messico con la Sonora Matancera. Nel 1961 il gruppo andò in tournée negli Stati Uniti. Qui Celia fece le prime esperienze come cantante solista all'Hollywood Palladium. Si sposò il 14 luglio del 1962 con Pedro Knight, suo manager. Negli anni successivi iniziò una lunga serie di tournée in Europa e nel mondo intero. Ottenne la cittadinanza statunitense e dichiarò che non sarebbe più tornata a Cuba fintanto ché Fidel Castro fosse rimasto al potere. Nel 1966 fu chiamata da Tito Puente (che Celia aveva conosciuto in Giappone) per lavorare con la sua orchestra. l frutto della collaborazione con Tito Puente furono 5 album. Lavorò anche con la Orquesta de Memo Salamanca e con Lino Frías. Nel 1973 cantò la sua prima canzone di salsa, Gracia divina, cambiando così genere musicale. Iniziò a lavorare per la casa discografica Vaya Label, per la quale iniziò nel 1974, in coppia con Johnny Pacheco (che era considerato l'inventore del genere salsa) con l'album Celia y Johnny. Ogni singola canzone di quell'album, che vinse il disco d'oro, diventò un grande successo. Fra i brani ricordiamo Químbara, Toro Mata, Vieja luna, Lo tuyo es mental. Dopo questo successo continuò a cantare con Pacheco e con il gruppo Fania All Stars. Arrivarono altre canzoni indimenticabili come El guaba, La dicha mía, Así cantaba papá,Cúcala. Nel 1977 iniziò a lavorare anche con Willie Colón (altri successi furono Usted abusó, A papá, Pun Pun Pun Calatu, Berimbau, Un bembé pa' Yemayá, Se tambalea). Negli anni Ottanta Celia andò varie volte in tournée in America Latina e fu ospite di molti show televisivi, dove cantò con altre stelle della propria epoca. Nel 1982 si riunì di nuovo alla Sonora Matancera e con essa registrò un altro sensazionale successo: Feliz Encuentro. In questo stesso anno le fu reso omaggio con un concerto in suo onore al Madison Square Garden di New York, al quale parteciparono tutti i compagni della sua già lunga carriera artistica, oltre ad altri artisti invitati. Nel 1989 vinse il suo primo Premio Grammy Latino con l'album Ritmo en el Corazón con Ray Barretto e fu invitata a celebrare a Central Park i 65 anni di Sonora Matancera. Nel 1990 riuscì a ritornare a Cuba seppure in territorio statunitense a Guantánamo per un concerto. Là raccolse un pugno di terra cubana, terra che da allora l'accompagnerà sempre e che sarà sepolta con lei. Nel 1992 fece anche capolino nel mondo del cinema con una piccola comparsa nel film di Arne Glimscher I re del mambo. L'anno seguente incise Azúcar negra e Sazón, che furono altri due successi. Nel 1997 recitò nella telenovela El alma no tiene color. Nel 1998 incise il disco Mi vida es cantar che contiene quella che è forse la più conosciuta canzone di Celia in Italia, La vida es un carnaval. In questo stesso anno firmò un contratto con Sony music. Nel 1999 usci una raccolta di artisti vari, Fuerte navidad con Chichi Peralta, Franco De Vita e Marcela Morelo. Nel 2000, con l'album Celia and friends vince il suo secondo Grammy, premio che ottenne anche l'anno successivo con l'album Siempre viviré. Nel 2001 partecipa a Modena al Pavarotti & Friends per l'Afghanistan interpretando Guantanamera assieme a Luciano Pavarotti e Jarabe de Palo.  Colta da un tumore cerebrale, continuò a cantare e incise altri due album, La negra tiene tumbao sempre nel 2001 e vince un Grammy Award per Best Salsa Album ed il Disco di platino e Regalo del Alma, pubblicato postumo nel 2003, che vince il Grammy Awardper Best Salsa/Merengue Album, due Dischi di platino e contiene l'ultima hit "Ríe y llora". Nel 2003, quando la sua malattia era già in stato molto avanzato, il canale televisivo "Telemundo" decise di dedicarle un concerto tributo, presentato da Gloria Estefan e Marc Anthony. In quell'occasione cantarono per lei e alla sua presenza, in un teatro di Miami, oltre a Gloria Estefan e Marc Anthony e alle ospiti anglofone Gloria Gaynor e Patti LaBelle, le più grandi voci dell'America latina, José Feliciano, Millie Quezada, La India, Ana Gabriel, Paulina Rubio, Gilberto Santa Rosa, Tito Nieves, Alicia Villareal, Olga Tañón, Arturo Sandoval, Rosario, Los Tri-O, Victor Manuelle e suo marito Pedro Knight. È morta il 16 luglio 2003 nella sua casa a Fort Lee nel New Jersey. Dopo la sua morte il suo corpo, avvolto nella bandiera cubana, fu portato a Miami e a New York, in modo che tutti potessero renderle omaggio. A Miami circa 150 000 persone presero parte alle sue esequie ed un numero simile si ebbe a New York, dove il suo funerale è stato il più affollato che la città abbia visto. Il momento più commovente delle celebrazioni, si è avuto quando, durante la messa nella cattedrale San Patrizio di New York, Victor Manuelle ha cantato a cappella le note di "La vida es un carnaval" con parte del testo modificato a braccio con parole dedicate a Celia Cruz, altro momento toccante è stato quando la cantante e amica di Celia Cruz Patti LaBelle ha intonato una commovente Ave Maria. Nella sua carriera ha ottenuto molti premi e riconoscimenti, fra cui una "stella" a Hollywood, 5 premi Grammy, 3 lauree honoris causa negli Stati Uniti ed il "National Endowment for the Arts", consegnatole nel 1994 da Bill Clinton. Nel 2004 la figura di Celia Cruz fu il tema dei carnevali di Santa Cruz de Tenerife. Nel 2005 Whoopi Goldberg ha espresso il forte desiderio di interpretare Celia Cruz in un film sulla sua vita, ma il progetto non ha avuto seguito.
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