Mama Daisy per Movimientolatino
Ti stringe la mano, è la prima volta che la incontri, ma quel sorriso aperto e quella stretta sincera ti fanno sentire a tuo agio… ed è come se già la conoscessi.
Ha un andamento un po’ claudicante, ma il fisico asciutto e dinamico ti parlano di una donna che nella vita molto probabilmente non si è mai riposata troppo.
Sorprendente poi quel suo viso….una pelle d’ebano, liscia e senza segni, che categoricamente si è rifiutata di crescere insieme a lei… Mama Daisy ha superato da un po’ la settantina, ma il suo viso inganna e ti racconta un’altra età! Per tutto il tempo in cui ho avuto il privilegio di ascoltarla, sono passati accanto a noi numerosi giovani stranieri…avresti detto fossero tutti suoi figli e nipoti per il modo in cui lei li baciava, accarezzava e li salutava, con un atteggiamento dolce, delicato e amorevole che cogli solo nei gesti delle mamme, di quelle migliori! Mama Daisy, da quale città vieni? Da Banes una città della provincia di Holguin a Cuba, non lontano dalla bianca sabbia dall’incantevole spiaggia di Guardalavaca, nelle vicinanze del luogo dove è sbarcato Cristoforo Colombo. Cosa ti ha portato in Italia? Nel 1991 ho sposato il padre del Console Italiano, per cui l’ho seguito in Italia, a Taurisano in provincia di Lecce. Dalla provincia di Holguin alla provincia di Lecce. Com’è andata l’esperienza di un cambiamento di vita così radicale? Non bene all’inizio. Sono stati anni duri nei quali mi sono sentita sperduta, sola, triste…spenta! Le difficoltà di tipo oggettivo come la lingua, il cambiamento di orario, si sono aggiunti alle difficoltà di tipo emotivo, per un po’ di tempo ho perso il sorriso, il mio carattere spontaneo e allegro si è scontrato con la rigidità di mio marito, con la difficolta di integrarmi nella mia nuova famiglia e nella routine di un paese che non conoscevo e che non mi conosceva. Ma con il tempo e l’amore dei figli di mio marito e dei nipoti, tutto si è fatto meno gravoso con il tempo. Come occupavi le tue giornate? Ho fatto per molti anni la baby sitter, dal 1994 ho accudito con grande amore un bambino di Nardò, Andrea, aveva pochi giorni di vita quando sono entrata nella sua vita e tutt’ora che è un giovanotto ho un grande legame che mi unisce a lui. Ho gestito anche un bar cubano “Avenida 57”. Hai vissuto solo in Italia? No, dopo la morte di mio marito ho vissuto a Miami, Portorico, sono tornata a Cuba, ma il destino mi ha infine riportata in Italia. Sei molto attiva in ambito sociale. Raccontaci! Attraverso due Associazioni, in particolare , che si occupano di Immigrazione e dei campi Rom, è un argomento che mi sta molto a cuore, per il quale sono pronta a battermi. Io stessa purtoppo mi sono scontrata con la difficoltà dell’integrazione, con la sofferenza che genera il pregiudizio e l’esclusione. Sono stata fortunata poichè posso raccontare solo pochissimi episodi di intolleranza e di razzismo nei miei riguardi, sicuramente ci sono storie più tristi e difficili della mia. Raccontaci qualche episodio di intolleranza che ti ha ferita particolarmente Ero in chiesa, a santa Croce a Lecce, la chiesa dovrebbe essere un posto di unione, tolleranza e fratellanza, ed è proprio in uno di questi momenti più solenni, cioè lo scambio della pace, che una signora mi ha rifiutato la mano. Mi sono arrabbiata, ma soprattutto ci sono rimasta molto male. Un posto nel quale ti piacerebbe vivere a parte l’italia Penso che mi piacerebbe vivere a Matanzas, a Cuba con le sue tradizioni di cultura afroamericana o nella vivace Santiago de Cuba. Un istante, in un posto in un determinato momento? Il Natale e il Capodanno a Cuba…da vivere! Movimientolatino: qual è il tuo? L’amore per la musica e per la danza è dentro di me da sempre, amo ballare, è una passione che scorre nel sangue e forse è nel dna delle mie origini cubane, Salsa, Rumba, ma il genere che preferisco è il Raggaeton, muovo una critica a questo proposito: si balla, si studia e si pratica TROPPO POCO!!! Locali e scuole quì in puglia, cosa ne pensi? Sono eccellenti e sempre più specializzate, ma se proprio devo trovare un difetto trovo che a volte le coreografie siano troppo forzate e costruite, ricordate che l’atto del ballo non deve mai perdere di naturalezza e spontaneità. Il ricordo che ti provoca ancora emozione? A Cuba, quando ragazza lavoravo in un’industria tessile come segretaria. Erano gli anni successivi alla rivoluzione Cubana, ed Ernesto Che Guevara era solito visitare le fabbriche più importanti, più volte era venuto nella nostra, ma solo durante il turno di notte. Ma capitò un giorno che, durante una mio turno di guardia, in pieno giorno sentimmo una gran confusione all’esterno, spaventata misi mano al fucile, ma vidi entrare dalla porta d’ingresso proprio il Che, il quale mi vide, lì ferma con gli occhi sbarrati per la sorpresa e pronta a tutto, e mi disse semplicemente “Sei un buon soldato”, nella mia vita non ho mai dimenticato di esserlo.