Il Brasile è paese apprezzato per le sue attrazioni naturali, ma non solo… dominano infatti, all’interno del ricco quadro delle tradizioni e della cultura di questo paese, la musica e i balli, di cui la SAMBA è l’apoteosi.
Trascinante, effervescente, pieno di vitalità.
È la colonna sonora del Brasile e del carnevale più famoso del mondo.
Le origini
Le origini della samba risalgono alla cultura degli schiavi che in età moderna venivano portati in Sud America dall’Africa occidentale per lavorare nelle piantagioni di caffè.
Alla nascita di questa musica contribuirono in maniera sostanziale le musiche tribali africane: su tutte il naghò, il batuque e il bajao.
La stessa parola samba sembra derivare da “semba”, ovvero “ombelico” in lingua bantù: le movenze scatenate e sensuali del samba si rifanno ad alcune danze propiziatorie del continente africano, in cui il movimento del bacino augurava fertilità e salute.
Una volta sbarcato in Brasile, in particolare nel porto di Salvador de Bahia, il samba divenne un vero e proprio ballo di gruppo degli schiavi per comunicare con i propri dei; siamo agli inizi del Novecento e il samba segue la scia lasciata da alcuni balli suoi antecedenti, il lundu, semba, batucada, modinha e maxixe (altrimenti noto come tango brasiliano), ma soprattutto il candomblé, danza diffusa nelle cerimonie religiose e ai culti animisti afro-brasiliani, cerimonie costrette ad essere mascherate con dei simboli cattolici a seguito della cristianizzazione forzata operata dai Portoghesi.
In origine si distinguono diversi tipi di samba che sono accomunati fra loro dal ritmo molto veloce e dagli strumenti musicali utilizzati: cembali, sonagli, bonghi, tamburi e altre percussioni, oltre che la chitarra. Esiste infatti il samba di Bahia, di San Paolo e quello di Rio de Janeiro.
Ma è quest'ultimo, il samba carioca, che alla fine prevarrà, soprattutto grazie alla popolarità del Carnevale.
Samba: vessillo culturale
All'inizio il samba si afferma nelle zone rurali e in seguito in città, perdendo gradualmente questo suo carattere religioso per trasformarsi in un genere ballabile, molto praticato dalla gente più povera. Tanto che, a partire dalla fine dell'800, diventa una sorta di vessillo che la popolazione brasiliana di colore usa per affermare la propria identità culturale. In questo senso si può dire che il samba segue lo stesso itinerario del blues prima e del jazz poiché erano nati come forma di libertà d'espressione dei neri.
La samba nasce dunque dal Brasile più povero, quello che ai tempi della schiavitù era costretto a vivere in condizioni disumane nelle favelas o sui “morros” (colline) delle grandi città.
Da Salvador de Bahia, a cavallo tra il 1800 e il 1900 la Samba ha raggiunto praticamente tutto il Brasile, diventando l’espressione più vivida ed apprezzata della musica e della cultura popolare.
Fino all'inizio del Novecento però il samba carioca non era gradito dalla borghesia della città.
Il termine samba fu a lungo sinonimo d’ origini umili o d’ emarginazione e il sambista spesso considerato un vero e proprio elemento di disturbo sociale, se non addirittura un delinquente comune.
I sambisti, per lo più neri diseredati, erano considerati alla stregua di guerriglieri musicali e per questo perseguitati dalla polizia.
quando la polizia del tempo fermava qualcuno per vagabondaggio o per l’ aspetto poco raccomandabile, controllava subito se avesse callosità sui polpastrelli della mano sinistra: queste erano considerate già indizio di reato poiché si trattava di un suonatore di violão, sambista e certamente malandro!
Samba: inno nazionale
Nel 1917, quando Ernesto Dos Santos, detto Donga, scrisse "Pelo telefono", brano che aprì la strada al samba-cançao, samba canzone, un genere più lento e melodico di quello del Carnevale. "Pelo telefono", che parla della repressione dei giochi d'azzardo da parte delle autorità, fu un successo inatteso.
La sua uscita coincise con un'ondata nazionalista che intendeva liberare il paese dalle eccessive influenze portoghesi.
Così ricchi e poveri si riunirono sotto questa neonata identità musicale, quasi fosse una bandiera. Nel giro di pochi anni, il genere si diffuse prima via radio e poi diventò il ritmo del Carnevale che, curiosamente, a sua volta era nato come festa della liberazione.
Il Carnevale di Rio risale infatti al 1640 ed era stato inaugurato per festeggiare l'ascesa al trono di re João IV e la fine del dominio spagnolo sul Protogallo. Nel 1929, con il grande successo di un'altra canzone intitolata "Ai jojô", il samba diventò infine inno nazionale.
Il samba nel cinema
Poi, con il cinema, il simbolo del folklore brasiliano emigrò in tutto il mondo.
Dapprima con il film "Flying Down to Rio" con Dolores del Rio e Fred Astaire che per la prima volta si esibì con Ginger Rogers.
Poi con "That Night in Rio ("Una Notte a Rio", 1941) che fece conoscere Carmen Miranda come straordinaria ballerina e cantante di samba, agghindata sempre con copricapi ridondanti.
Quindi con "Orfeo negro" del 1959 con musiche di Antonio Carlos Jobim, Luis Bonfa e Vinicius De Moraes.
Escolas di samba
Il samba insediatosi sui morros di Rio diede vita alle famose “escolas di samba” tra le quali la più famosa è quella di Mangueira, frequentata negli anni anche da Baden Powell,Antonio Carlos Jobim, Luiz Bonfá e Chico Buarque de Hollanda. Alla scuola di Mangueira è legato il nome di quello che molti considerano il più grande sambista di tutti i tempi, Agenor De Oliveira più famoso come Cartola perché, essendo muratore di professione, portava sempre un cappello di carta.
Il samba moderno di Bahia ha trovato i suoi maggiori interpreti in Dorival Caymmi e João Gilberto. Anche Olinda, Recife e San Paulo hanno le loro scuole di samba.
Diversi generi
Salvador de Bahia fu uno dei centri più ricchi per la storia del samba: in questa città ha visto la luce il samba corrido, batido e il samba de roda, che ha visto a sua volta nascere sul suo stile il samba raiado e quello chulado.
Il samba de roda è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio immateriale dell’umanità e rappresenta una versione tradizionale della danza, con figure collettive e ruote fatte da due o più persone che si tengono per mano, così come facevano i ballerini all’inizio della storia del samba.
Alla fine degli anni '50, da una fusione fra il samba e il jazz nacque il bossa nova, che in brasiliano vuole dire "nuovo ritmo", uno stile musicale ballabile reso famosissimo dal brano "The Girl from Ipanema" di João Gilberto. Ma questa invenzione non offusca la popolarità del samba che continua ad essere la musica di un'intera nazione e uno dei balli più allegri
La Nazionale di calcio del Brasile, la Seleção Brasileira de Futebol, conosciuta in Italia come la “verdeoro”, è la Nazionale di calcio più titolata del mondo, avendo vinto 5 volte i Campionati mondiali di calcio nel 1958, nel 1962, nel 1970, nel 1994 e nel 2002. Per le 5 vittorie il Brasile deve il soprannome di Pentacampeão (Pentacampione).
La Nazionale di calcio brasiliana è l'unica al mondo ad aver partecipato a tutte le 19 edizioni del Campionato mondiale di calcio dal 1930 ad oggi. Insieme alla Spagna, è la sola Nazionale ad aver vinto almeno un Mondiale al di fuori del proprio continente e curiosamente sono ad oggi, le uniche due a non averlo vinto in casa. Il Brasile ha trionfato, infatti, in Europa (Svezia 1958), in Nordamerica (Messico 1970 e USA 1994) e in Asia (Giappone e Corea del Sud 2002) e nell'edizione casalinga del 1950 ha preso l'argento. Vinse anche in Sudamerica, ma fuori dai confini nazionali, il Mondiale di Cile 1962.
La storia della Seleção Brasileira de Futebol
Da passatempo dell’élite bianca a mezzo di riscatto dei poveri, per lo più neri. Sono gli inglesi a portare il gioco nel Paese, insieme ai colleghi marinai olandesi e francesi. Le prime partite si organizzano sulla spiaggia e la prima in assoluto della quale si abbia notizia è datata 1874, a Rio de Janeiro. Il padre della patria calcistica brasiliana ha un nome, quello di Charles Miller, paulista. Da Southampton porta con sé due palloni, ma soprattutto le regole del gioco. Fonda il São Paulo Athletic Club e contribuisce alla nascita della Liga Paulista. In questi primi anni il calcio è uno sport per bianchi e soprattutto per ricchi. Sarà così fino agli anni Venti, dopo che la nazionale avrà fatto il suo debutto vincendo la Coppa Roca nel 1914 contro l’Argentina e dopo che, nel 1916, sarà nata la Confederação Brasileira de desportos, madre della C.B.F. attuale. A infrangere il tabù, rischiando sanzioni, è il Vasco da Gama, club di Rio fondato da immigrati portoghesi che nel 1923, al debutto nella massima divisione, vince il torneo con una squadra composta da bianchi, neri e mulatti. Il Brasile ai Mondiali fino al 1954 Le prime apparizioni ai Mondiali, tuttavia, non ebbero successo, in parte a causa delle lotte interne al calcio brasiliano circa il professionismo, che resero la confederazione calcio brasiliana incapace di schierare squadre con i migliori giocatori. Nel 1930 e nel 1934 il Brasile venne eliminato al primo turno, ma nel 1938 conquistò un importante terzo posto, con Leonidas capocannoniere, con 7 reti. Durante i mondiali del 1938 il Brasile incontrò l'Italia nella semifinale, ma i sudamericani furono sconfitti 2-1 dagli italiani con conseguente eliminazione dal torneo. Il mondiale del 1950 in Brasile fu il primo mondiale a svolgersi dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’ incontro decisivo per l'assegnazione del titolo vide di fronte Brasile e Uruguay. La partita si disputò allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, davanti a duecentomila spettatori. Al Brasile sarebbe bastato un pareggio per laurearsi campione, ma dopo essere passato in vantaggio per 1-0, non accontentandosi del gol di scarto, continuò ad attaccare e incassò così prima il pareggio di Schiaffino e poi il definitivo 2-1 di Ghiggia. Questo incontro venne da allora chiamato il "Maracanazo" e in Brasile venne addirittura proclamato il lutto nazionale. Ai Mondiali del 1954, disputatisi in Svizzera, la nazionale brasiliana fu completamente rinnovata. Però nonostante il fatto che in quella nazionale giocassero campioni come Nilton Santos, Djalma Santos, Julinho e Didi, il Brasile fu eliminata ai quarti di finale dalla favorita Ungheria che vinse per 4-2 una delle più violente partite della storia del calcio che sarebbe poi diventata famosa con il nome di Battaglia di Berna. Il brasile di Pelé (1958-1970) Nel 1958 il Brasile vinse il suo primo titolo mondiale battendo in finale i padroni di casa della Svezia per 5-2, diventando la prima nazionale a vincere un mondiale fuori dai confini continentali. In questa edizione del mondiale, si affacciò sulla scena del calcio internazionale Pelé, all'epoca appena diciassettenne e autore, proprio nella finale, di un gol ritenuto fra i più belli di sempre. Ancora un’altra vittoria per la nazionale Brasiliana, in Cile nel 1962. Garrincha fu il protagonista, in particolar modo dopo l'infortunio subito da Pelé che lo obbligò a saltare le partite dopo il secondo incontro. La terza Coppa del Mondo arrivò in Messico nel 1970 battendo l'Italia per 4-1 con la migliore squadra nazionale di tutti i tempi; Pelé, alla sua ultima finale mondiale, Carlos Alberto, Jairzinho, Tostão, Gérson e Rivelino. Il Brasile rallenta: 1974-1994 Ai mondiali del 1974 la nazionale verdeoro deve accontentarsi della finalina per il terzo e quarto posto dove sarà battuta dalla sorprendente Polonia per 1-0. L'edizione del 1978 fu decisamente controversa. Il Brasile infatti si contendeva con l’Argentina il primo posto nel girone che avrebbe garantito l’accesso alla finale. L'Argentina aveva una differenza reti di +2, ma nella loro ultima partita del girone sconfissero il Perù per 6-0 qualificandosi per la finale. Notevoli sospetti gravarono sul portiere peruviano Ramón Quiroga, di origini argentine, reo secondo alcune voci di avere lasciato segnare l'Argentina senza opporre la dovuta resistenza. Il Brasile non poté quindi prendere parte alla finale nonostante fosse l’unica squadra imbattuta del torneo. Al Mondiale 1982 i verdeoro superarono agevolmente la prima fase a gironi, sconfiggendo in rimonta URSS (2-1) e Scozia (4-1) e travolgendo la Nuova Zelanda (4-0). Nel secondo turno furono inseriti in un girone di ferro con Argentina e Italia. Nella prima partita sconfissero per 3-1 i campioni del mondo in carica dell'Argentina. Contro l'Italia, però, il Brasile uscì battuto, dopo una brillante partita giocata da entrambe le squadre. Paolo Rossi segnò una tripletta che affossò i favoriti brasiliani. Nell'edizione del 1986 i verdeoro negli ottavi liquidarono per 4-0 la Polonia andando così ad incontrare nei quarti la Francia. Qui la partita terminò sull'1-1 con goal prima di Careca e poi di Michel Platini e con il portiere francese, Bats, che parò un rigore a Zico. Ai rigori s'imposero i francesi per 4-3 e il Brasile venne così eliminato. Ai Mondiali 1990 il Brasile di Sebastião Lazaroni adottò un calcio volto più al contenimento che all'attacco, ma riuscì a superare il primo turno. Agli ottavi di finale contro l'Argentina perse per 1-0. Il Brasile passò nelle mani di Paulo Roberto Falcão, che lo guidò al secondo posto nella Copa América 1991 giocata in Cile. Dopo aver superato con il secondo posto il girone a cinque squadre, i verdeoro si classificarono dietro l'Argentina nel girone finale. Fu quindi la volta di Carlos Alberto Parreira. Nel giugno 1993 il Brasile disputò la Copa América in Ecuador, dove fu eliminato ai quarti di finale ancora dall'Argentina. Ritorno ai vertici (1994-2002) Solo nel 1994, ventiquattro anni dopo la sua terza vittoria ai mondiali, il Brasile riuscì a vincere un altro titolo. In semifinale contro i brasiliani cadde la Svezia. Nella torrida finale di Pasadena, il 17 luglio, l'avversaria dei sudamericani fu l'Italia di Arrigo Sacchi. Al termine di una partita senza troppe emozioni terminata 0-0 dopo i tempi supplementari Brasile e Italia si contesero il titolo ai calci di rigore per la prima volta nella storia di questa competizione. A spuntarla fu il Brasile dopo gli errori azzurri dal dischetto di Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio, il quale calciò la palla sopra la traversa. Il ruolo di CT fu assunto nuovamente da Mário Zagallo, ex bandiera della Nazionale ed ex commissario tecnico nel 1970. Nel 1997 il Brasile vinse la Confederations Cup e la Coppa America in Bolivia (fu questa la prima vittoria della competizione continentale fuori dai confini nazionali). I verdeoro arrivarono secondi al Mondiale 1998. Persero clamorosamente per 3-0 la finale contro la Francia padrona di casa. Le polemiche per il risultato molto negativo furono alimentate dal controverso utilizzo in finale della stella Ronaldo nonostante un serio problema di salute (convulsioni o, secondo voci che circolarono, una crisi di nervi) alla vigilia della finale. Nel 2001 la panchina del Brasile passò a Luiz Felipe Scolari, detto Felipão. La formazione disegnata da Scolari coniugava il talento di Ronaldo, Rivaldo e del giovane astro Ronaldinho con la spinta sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos e la concretezza di Kléberson (sostituto dell'infortunato Emerson e preferito ben presto a Juninho Paulista) e Gilberto Silva. Tra le riserve vi era anche il ventenne Kaká, poi affermatosi a grandi livelli nel Milan di Carlo Ancelotti. Malgrado non avesse impressionato durante la fase di qualificazione, in Asia questa squadra si aggiudicò il suo 5º titolo mondiale. Giunto a disputare la sua terza finale consecutiva in un Mondiale, il Brasile affrontò la Germania per la prima volta nella storia del torneo e la sconfisse per 2-0 con doppietta di Ronaldo. Dopo il successo mondiale del 2002, la Nazionale verdeoro scoprì astri nascenti come Adriano, Robinho, Maicon e Julio César (i quali, in periodi diversi, hanno giocato nel campionato italiano). Da Dunga a Scolari (2006- 2013-) L'ex mediano, campione mondiale nel 1994, Dunga, ha condotto la Nazionale ai successi in Copa América nel 2007 (nuovamente contro l'Argentina) e in Confederations Cup nel 2009 oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino (2008). Malgrado l'incoraggiante striscia di successi, al campionato del mondo 2010 il Brasile non ha superato i quarti di finale perdendo 2-1 contro l'Olanda: il giorno stesso, Dunga viene esonerato per essere sostituito alcune settimane dopo da Mano Menezes. Dopo l'addio di Menezes, che lascia al termine delle Olimpiadi 2012, in panchina si ha il ritorno di due grandi nomi del passato: Scolari in carica di allenatore e Parreira in qualità di collaboratore. Il 30 giugno 2013 la Nazionale aggiunge al suo palmarès un'altra Confederations Cup, guidati dal nuovo talento Neymar. Il Brasile è la nazione ospitante gli attuali Mondiali di calcio, iniziati in questi giorni di Giugno 2014 (sessantaquattro anni dopo avere ospitato l'edizione del 1950), dopo la candidatura annunciata già dal 2003. Il Mondiale di calcio è una delle manifestazioni sportive più note e importanti al mondo insieme alle Olimpiadi. I media internazionali si sono già lungamente occupati dell’entusiasmo degli appassionati di calcio da un lato, e dei notevoli disagi pubblici econtestazioni di una parte della popolazione dall’altro.
Una storia.. scritta nuda e cruda, ma con il cuore e che al cuore parla e il cuore raggiunge.
Yolanda nata nell’estremo oriente cubano, emarginata e ripudiata arriva a Palermo alla ricerca del riscatto dalla povertà tanto sperato.
Ma ad accoglierla una realtà diversa da quella sognata… l’impatto con i sogni infranti è duro e devastante. Yolanda sceglierà la via più breve, quella che sembra l’unica scelta, la strada e la vita da prostituta, mettendo cosi a repentaglio la sua stessa sicurezza nonchè l'affetto delle persone a lei più care. Una scelta che pagherà amaramente, con disperazione, lacrime, dolore, paura e un bisogno disperato di aiuto. A volte prostituirsi può essere la strada più veloce per sfuggire dalla povertà. Ma una scelta di vita così radicale non è mai semplice né tantomeno felice, bisogna infatti fare i conti con il buio totale prima di trovare una via d’uscita. Un romanzo scritto da Ana Mercedes Toll Olive e pubblicato dalla Youcanprint. E’ tratto da una storia vera, ma non è una storia autobiografica, come la stessa autrice chiarisce… sottolineando che non avrebbe avuto alcuna reticenza nell’ ammetterlo. Ana Mercedes Toll Olive, esattamente come la protagonista del romanzo, è Cubana di Santiago de Cuba. Con la passione per la scrittura che sa sempre si porta dentro, Ana Mercedes Toll, ha accettato di raccontare la storia di Yolanda, spinta dalla stessa protagonista. La vita è come un libro che ci viene donato per poter riempire le sue pagine con la nostra storia, e anche se alcune pagine di quel libro sono state scritte non come vorremmo, anche se non ci piacciono e vorremmo distruggerle, dovremmo trovare il coraggio di rileggere quelle pagine più volte per far si che quelli stessi errori non vengano ripetuti nelle altre pagine ancora da scrivere. Yolanda è stata la prima a leggere il romanzo, tra le lacrime e la commozione nel ripercorrere le tappe della sua triste esperienza. Da questo romanzo Ana, si aspetta che la gente smetta di perdere troppo tempo a giudicare la vita degli altri, di puntare il dito. In Yolanda si rispecchia molta gente… tanta sofferenza c’è dietro questa scelta. “Bisogna arrivare al cuore degli altri, se non siamo capaci, facciamo un passo indietro.” “Sogno? Forse, ma d'altronde cosa sarebbe di ognuno di noi senza sogni, la vita e fatta di obiettivi altrimenti che senso avrebbe? Vado avanti, fiera, orgogliosa, tenace, caparbia e testarda, con milioni di difetti, con tanti errori fatti, vado avanti, grido, ma so parlare piano, piango ma so ridere, non sono una scrittrice, semplicemente amo scrivere e parlare alla vita tramite delle pagine riempite con l'inchiostro, non avrò mai la superficialità di credere di essere arrivata, sono troppo ambiziosa per farlo, non mi fermerò, nonostante le critiche vado avanti, sono cocciuta, vado avanti, continuerò a scrivere finché ci sarà un pezzo di carta in bianco, e anche se questa dovesse finire, scriverò sulle rocce, ma vado avanti, e anche se le rocce si frantumano in mille pezzi piccolissimi, scriverò sulla mia stessa pelle come un tatuaggio, ma continuerò a farlo finché avrò parole, e se dovesse usarle tutte invento delle altre, ma vado avanti, lanciata senza freni, ma sempre e comunque scrivendo e sempre e comunque andando avanti. “ Ana Mercedes Toll Olive
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Cuba è stata terra di conquista e colonia spagnola, e per questo la cucina risente molto delle sue influenze e dei sapori forti e intensi della Spagna, Francia ma anche africane. Dall'unione fra i gusti spagnoli e africani, ha origine questa cucina detta gastronomia creola.
Il Congris è un delizioso piatto della cucina cubana a base di riso e fagioli neri. Un'idea creativa e insolita per portare a tavola un pò dei sapori di Cuba, per chi ci è già stato e desidera, attraverso questo piatto tipico, evocare ricordi ed emozioni, ma anche per chi non ci è ancora stato ma, desidera assaporare il sogno Cubano!
Ingredienti:
1 libra di riso (arroz) per insalate di riso paraboiled per insalate di riso, mezza libra di fagioli neri (frijoles colorados), carne grassa di maiale o del lardo a pezzetti, sale, olio, aglio, cipolla e peperoni.
Procedimento:
Mettere per 8 ore circa i fagioli rossi o neri a bagno. Il giorno successivo, in una pentola a pressione, si ammorbidiscono i fagioli finché punzecchiandoli con una forchetta si schiacciano e non devono essere completamente cotti perché finiranno la cottura assieme al riso. A parte, in una pentola grande, si soffrigge lentamente il condimento fatto con olio, cipolla, peperoni e pezzi di carne grassa di maiale (grasselli, lardo, pancetta), sale o meglio un dado. Si aggiunge il riso e lo si fa soffriggere senz'acqua. Si aggiungono i fagioli, precedentemente già cotti, con una tazza e mezza d'acqua ogni tazza di riso. L'acqua deve essere quella usata per cuocere i fagioli per dar colore al congrìs. Quindi si versa il tutto nella pentola a pressione, o ancor meglio la pentola elettrica automatica che a Cuba hanno in molti e che è perfetta per il congrìs, seguendo le indicazioni di cottura riportate sulla scatola del riso e si cucina a fuoco lento finché il riso si ammorbidisce senza mescolare o al limite farlo alla fine o a metà cottura e deve rimanere sgranato e non come un risotto. E' un eccellente piatto caraibico adatto per accompagnare la carne. FONTE RICETTA: http://digilander.libero.it/